Occhi puntati sulla nostra stella: il Sole si avvicina al suo massimo

Alla metà di questo mese quattro potenti esplosioni sulla superficie solare. Ci si avvicina al picco di attività. "Una tempesta geomagnetica sulla ionosfera può avere effetti sulle comunicazioni radio causando dei blackout, disturbi sulle onde corte, usatissime anche nel campo militare e della navigazione marittima", spiegano gli scienziati che seguono in fenomeno.

Tra il 13 e il 15 maggio si sono verificati quattro potenti esplosioni solari in meno di 48 ore. Sono eventi attesi da diversi mesi, visto che il picco di attività della nostra stella è ormai alle porte. Dopo un periodo piuttosto tranquillo il Sole sembra essersi svegliato. Questi brillamenti sono i primi di classe X (i più violenti) registrati dall'inizio del 2013. Tra essi anche il terzo più potente di questo ciclo (un ciclo dura in media 11 anni) accompagnati da espulsioni di massa coronale, giganteschi archi di plasma che viaggiano a milioni di chilometri all'ora e qualche volta 'prendono di mirà il nostro pianeta. Gli effetti dei brillamenti e delle eruzioni solari possono avere conseguenze serie per la vita sulla Terra. Come è accaduto anche recentemente. Un effetto suggestivo delle tempeste geomagnetiche sono le aurore, che durante fenomeni intensi possono raggiungere latitudini molto basse, fino alle zone equatoriali. Le conseguenze sulle infrastrutture sono però molto meno affascinanti: interruzione delle comunicazioni radio e satellitari. Fino al possibile blackout delle centrali elettriche.

L'osservazione dunque porta a dire che ormai ci siamo: "Abbiamo avuto quattro brillamenti di classe X, su 19 avvenuti in tutto questo ciclo iniziato nel 2006 e corrisponde all'attesa crescita di intensità prevista per quest'anno - spiega Mauro Messerotti, ricercatore dell'Istituto Nazionale di astrofisica dell'Osservatorio astronomico di Trieste - che non è stato particolarmente intenso. Il ciclo 23, (dal 1996 al 2006) ha registrato due massimi ed è stato molto lungo, durò 12,6 anni".

Il Sole però ci ha abituati a molte sorprese sotto forma di bombardamenti di radiazioni e particelle ad alta velocità: "La regione dalla quale vengono gli ultimi brillamenti, nell'emisfero nord, è attiva da pochi giorni ed è molto produttiva. Un'attivazione dell'emisfero sud potrebbe prolungare il massimo. Anche se, statisticamente, gli eventi più violenti si registrano più spesso fuori dai massimi dell'attività". E i periodi particolarmente 'tranquillì non danno la sicurezza che nulla di serio possa accadere. Fu così nel 1859, per quello che è conosciuto come "l'evento di Carrington". Una grande tempesta geomagnetica (la più potente mai registrata) che colpì la tecnologia dell'epoca mandando fuori uso i telegrafi di tutto il pianeta: "Alcuni operatori subirono scosse elettriche  -  racconta Messerotti  -  e le aurore arrivarono fino alle latitudini equatoriali. Non possiamo escludere con certezza che possa ripetersi una cosa simile".

Ora però l'utilizzo di dispositivi governa tutta la nostra vita e i rischi sono maggiori rispetto a un secolo e mezzo fa. L'attenzione quindi resta alta: "Le tecnologie sono più raffinate e sensibili. I satelliti e le sonde spaziali colpiti dalle particelle accelerate espulse da brillamenti o eruzioni possono subire danni con accumulo di cariche e conseguenti malfunzionamenti. Anche per gli astronauti della Stazione spaziale internazionale le radiazioni ionizzanti costituiscono un rischio, soprattutto nelle operazioni esterne, le passeggiate spaziali, poiché la tuta non offre il cento per cento di protezione". A quote inferiori nelle rotte polari del traffico aereo il problema è la sicurezza per passeggeri, equipaggio e strumentazioni. È successo molte volte che le rotte siano state chiuse e gli aerei lasciati a terra.

"Una tempesta geomagnetica sulla ionosfera può avere effetti sulle comunicazioni radio causando dei blackout, disturbi sulle onde corte, usatissime anche nel campo militare e della navigazione marittima. La 'scintillazione' (anomalie nella ionosfera) può disturbare le comunicazioni satellitari, broadcasting radio e tv, e gps". Quest'anno si sono già registrati alcuni blackout radio temporanei in occasione di fenomeni di modesta entità.  

"Nelle condizioni peggiori un surplus di particelle può generare correnti elettriche ad alta intensità sui lunghi conduttori come, per esempio, gli oleodotti e causare danni fino alla perforazione. Lo stesso per le centrali elettriche fondendo i trasformatori e lasciando senza elettricità anche milioni di persone. Accadde in Canada nel 1989 quando una tempesta mise fuori uso la rete elettrica del Quebec o in Sudafrica nel 2003 durante una delle cosiddette tempeste di Halloween". 

Possibile quindi che i prossimi siano mesi turbolenti, non solo per la nostra stella. Gli occhi puntati sul Sole sono diversi, dalle sonde Nasa Ace, Stereo, Sdo e Soho fino alle osservazioni da terra. Lo Space weather prediction center del Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) fornisce dati e allerte in tempo reale su 'che tempo fa'. 

Il meteo spaziale non riesce però ancora a fornire previsioni con adeguato anticipo. Se protoni ed elettroni accelerati da un'eruzione coronale diretta verso la terra impiegano infatti da diverse ore a un paio di giorni a coprire i 150 milioni di chilometri che ci separano, le radiazioni originate da un brillamento, alla velocità della luce, raggiungono la nostra atmosfera in poco più di otto minuti: "Fare previsioni è impossibile  -  spiega Messerotti, che è anche responsabile del Gruppo di radiofisica solare e meteorologia dello spazio alla stazione osservativa di Basovizza  -  perché non possediamo ancora le tecnologie e le risorse adeguate. Tutto quello che possiamo fare è il cosiddetto nowcasting: osservare e descrivere. La World meteorological organization ha destinato uno spazio importante allo space weather mentre gli investimenti non vanno ancora in questo senso perché non ci sono risultati immediati. Attendiamo il lancio del progetto Discover l'anno prossimo per avere uno strumento progettato per l'analisi del meteo spaziale".
[fonte rep.ca]

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