Perché la Francia può stampare euro e l’Italia no?


Dopo le tristi vicende finanziarie che hanno travolto, e stanno travolgendo Grecia, Cipro, Portogallo, Spagna e Italia, il trend attuale appare quanto mai evidente: la Banca Centrale Europea non ha alcuna intenzione di muoversi dalle proprie posizioni e non cede sulla politica economica di favoritismo nei confronti di nessuno, riaffermando il ruolo al di sopra delle parti e quindi la assoluta indipendenza.
Alcuni dubbi però vengono spontanei, come quelli pubblicati sul “Deutsche Wirtschaft Nachrichten”, dove si sostiene che la BCE, e in particolare il governatore Mario Draghi, abbiano concesso alle banche francesi, ma non alla Francia considerata come entità-Stato, il diritto di stampare moneta, facendone in pratica un organismo allo stesso livello della Federal Reserve degli Stati Uniti. Come si è giunti a questo, e perché?

Nel dicembre 2011 la Banca Centrale Europea, per contrastare la crisi di liquidità delle banche europee che possedevano i cosiddetti “titoli tossici” provenienti da Paesi in crisi economica del debito pubblico, ha varato un progetto di finanziamento a lungo termine, tecnicamente detto LTRO, con il quale le banche avevano possibilità di ricevere finanziamenti a tassi di interesse decisamente ribassati, in cambio di obbligazioni governative e titoli di stato, compresi anche quelli considerati di valore nullo o molto basso, cioè quelli della Grecia, per esempio. L’operazione veniva portata a termine in due tempi. Una prima fase (dicembre 2011) ha visto 523 istituti di credito partecipare all’asta LTRO con richiesta complessiva di circa 490 miliardi di euro; una seconda fase (febbraio 2012) ha visto 800 banche partecipare alla successiva asta LTRO con richiesta di oltre 529 miliardi di euro. In prima fila vi erano le principali banche francesi, le quali hanno potuto beneficiare di questi finanziamenti.
Il quotidiano tedesco scrive : “Da tempo le più grandi banche francesi come la Societé Genérale, il Credit Agricole, BNP Paribas, si trovano in una posizione centrale nei mercati finanziari che riguardano le obbligazioni". Solo il Credit Agricole – secondo quanto cita Bloomberg – ha praticamente svenduto beni per 3,5 miliardi di euro nel 2012.

Le stesse banche francesi, oltre a questa fonte di credito e flusso di denaro, si sono poi avvalse di un organismo parallelo per acquisire finanziamenti, ovvero quello che viene chiamato Short Term European Paper, o STEP.

In cosa consiste lo STEP? Sostanzialmente un mercato del commercio nel quale non vi sono regole scritte e dove vengono immesse obbligazioni societarie e bancarie a breve termine. In questo mercato, le obbligazioni vengono trattate, o negoziate, per un valore complessivo di oltre 440 miliardi di euro. Un impulso più che notevole per gli istituti di credito francesi, che attraverso lo STEP può gestire un programma operativo praticamente nuovo, per la creazione di credito a breve termine e il permesso di stampare denaro.
Vi è un pericolo, pero, in quanto lo STEP non rientra nei circuiti della Borsa internazionale, quindi non viene richiesta la necessaria trasparenza. In effetti funziona orientato verso il solo mercato finanziario francese, che è diventato in breve pieno di obbligazioni STEP soprattutto alla Banque de France, la quale manifesta rischio di default in relazione proprio alle stesse obbligazioni STEP impegnate a garanzia presso la Banca Centrale Europea.

Dove sono quindi, questi soldi? E dove andranno a finire? Secondo gli analisti di Bloomberg e secondo quanto scrive il già citato quotidiano tedesco, saranno destinati alla sola economia francese, per garantire potere di credito a imprese e famiglie? A tale riguardo vi è uno scetticismo più che diffuso, e gli stessi analisti sono più propensi pensare che questo copioso flusso di denaro abbia a che fare molto più direttamente con il Trattato Basilea III e l’obbligo delle banche di aumentare la riserva monetaria del 7% e non del 2% come di fatto accadeva, e come avverrà fino al 2009, data fissata per l’entrata a regime ufficiale.
Questa anomalia ha portato a delle conseguenze che non sono passate inosservate, almeno fuori dal nostro Paese. Il premio nobel Paul Krugman ha scritto un’editoriale sul “New York Times”, notando come i tassi d’interesse sul debito pubblico francese fossero improvvisamente crollati all’1,72%; praticamente gli stessi degli USA. Krugman dichiara: “I mercati hanno concluso che la BCE non vuole, non può, lasciare la Francia a corto di denaro, senza la Francia non vi è più alcun eurozona. Così per la Francia la BCE è inequivocabilmente disposta a giocare da buon prestatore di ultima istanza, fornendo liquidità. E questo significa che, in termini finanziari, la Francia è entrata nel club dei paesi avanzati che hanno le loro proprie valute e, pertanto, non possono rimanere a corto di soldi. Un club i cui membri hanno costi finanziari molto bassi, più o meno indipendenti dai loro debiti e deficit”.

In pratica, Krugman dice che la BCE è disposta a lasciare fallire i Paesi periferici, condannandoli all’austerità e ad una preoccupante escalation dal punto di vista sociale, mentre si dedica al salvataggio delle banche dei Paesi “core”, seguendo le logiche del “too big to fail” che fanno tremare l’economia americana. In mezzo a tutto questo sconcertante panorama si trova l’Italia… Quale sarà il suo destino?
[fonte ogginotizie]

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