Rivoluzione energetica nel Mediterraneo - Così l'Italia prova a superare Desertec


A Milano si riuniscono i principali attori delle energie rinnovabili per ridare vita a un progetto che prevedeva grandi centrali solari per il Vecchio continente nel nord Africa. Ma la primavera araba ha cambiato gli scenari aprendo nuove opportunità di sviluppo energetico. Anche in loco. Ecco come.

Uno scambio win win, con due vincitori: la primavera araba nel Sud del Mediterraneo guadagna sviluppo e stabilità grazie alla sponda tecnologica delle energie rinnovabili; e le industrie italiane ed europee si vedono aprire le porte di un mercato che cresce a una velocità tre volte superiore a quella europea. E' la proposta che l'Italia metterà sul tavolo alla conferenza internazionale organizzata domani a Milano, a Solar Expo, da Res4Med (Renewable Energy Solutions for the Mediterranean), l'associazione fondata da Cesi, Edison, Enel Green Power, Gse, PwC e Politecnico di Milano.

Il progetto di uno sviluppo del solare sulla sponda Nord dell'Africa in realtà c'è già, ha una forte impronta tedesca e si chiama Desertec. Vale 400 miliardi di euro, è sostenuto da una ventina di aziende e banche di primo piano come Munich Re, Siemens, Deutsche Bank, E. On, Rwe e ipotizza la creazione entro il 2050 di 60 mila megawatt, il 15 per cento di tutta l'elettricità che serve all'Europa dei 27. Ma ha un piccolo difetto: è fermo da anni.

Il crollo dei regimi in molti dei paesi interessati al progetto ha cambiato lo scenario geopolitico. L'idea originaria era basata sulla creazioni di grandi centrali per la produzione di energia da destinare in buona parte all'Europa: una prospettiva che, nel quadro attuale, rischierebbe di essere considerata neocolonialista se i benefici fossero poco visibili localmente.

"Le grandi centrali potranno essere costruite, ma in un secondo momento", propone Roberto Vigotti, segretario di Res4Med. "Iniziamo con rinnovabili di media taglia e con la generazione distribuita, cioè con una pioggia di mini e micro impianti che diano vantaggi reali a tutti. A parità di capacità elettrica il fotovoltaico utilizza 7 volte più forza lavoro degli impianti a carbone: è una risposta concreta alla frustrazione per la mancanza di occupazione che è stata una delle molle della primavera araba. Puntare sulla generazione distribuita vuol dire proporre una democrazia energetica che rafforza la democrazia politica".  

Se l'Italia, forte anche della sua posizione di ponte tra le due sponde del Mediterraneo, riuscirà a dare operatività al progetto di rivoluzione energetica nei paesi arabi, si aprirà un mercato molto interessante. Saranno infatti soprattutto i paesi del sud e dell'est del Mediterraneo a trainare l'aumento dei consumi energetici: nel 2015 la loro domanda sarà il 42% della domanda totale del bacino mediterraneo (nel 2006 era solo il 29%).

Secondo uno studio della Banca Mondiale del 2011, quasi 50 mila posti di lavoro potrebbero essere creati localmente con lo sviluppo di impianti di produzione di componenti per centrali solare termodinamiche in Algeria, Egitto, Giordania, Marocco e Tunisia.  Installando 20 gigawatt di solare termodinamico entro il 2020 nel sud del Mediterraneo si produrrebbero 236 mila posti di lavoro all'anno. E con misure di efficienza energetica nel settore delle costruzioni, in base ai dati del Plan Bleu, nei paesi a sud e ad est del Mediterraneo si aggiungerebbero tra i 2 e i 2,5 milioni di posti di lavoro entro il 2030.

"Res4Med propone un approccio nuovo al rilancio delle rinnovabili nel Mediterraneo, uno sforzo basato su una piattaforma comune di progetti e sull'utilizzo delle migliori esperienze", spiega Francesco Starace, amministratore delegato di Enel Green Power. "Siamo agli inizi, ma i numeri ci incoraggiano e sono fiducioso".
[fonte rep.ca]

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