Alto rischio tsunami nel mar Arabico - India: pericoli per centrale nucleare

L’area al largo del confine Iran-Pakistan può generare terremoti di 8,7-9,2 gradi Richter.

Nel mar Arabico, al largo del confine tra Iran e Pakistan, c'è una zona potenzialmente in grado di generare un terremoto e un conseguente tsunami paragonabili a quelli di Sumatra del 26 dicembre 2004, che provocarono almeno 230 mila morti. Finora i rischi sono stati ampiamente sottostimati. L’allarme è stato lanciato da ricercatori britannici e canadesi del National Oceanography Centre Southampton e del Pacific Geoscience Centre.

MAKRAN - Gli studiosi si sono focalizzati sulla zona di subduzione Makran, che porta la placca arabica a infilarsi sotto quella euro-asiatica, presso il confine trascorrente di entrambe con la placca indo-australiana più a est. Quest’area ha avuto un’attività sismica molto bassa dopo due forti terremoti che sono avvenuti nel 1945 (8,1 gradi Richter, con epicentro in mare), e nel 1947 (7,3 gradi con epicentro a pochi chilometri sulla terraferma al confine Iran-Pakistan). Proprio a causa della bassa sismicità e della scarsità di documentazione storica su precedenti terremoti, gli analisti finora tendevano a considerare la zona non in grado di provocare forti sismi. Invece le cose non stanno affatto così. La scossa del 28 novembre 1945 provocò uno tsunami con onde fino a 12 metri che causarono circa 4 mila vittime.

TERREMOTI DISTRUTTIVI - «La zona di subduzione Makran è in grado di generare terremoti fino a una magnitudo di 8,7-9,2 Richter», spiega Gemma Smith, dell’Università di Southampton e prima firmataria dello studio pubblicato di recente su Geophysical Research Letters. «Finora il pericolo rappresentato da questa area è stato di molto sottostimato». Uno tsunami che si origina nell’area Makran potrebbe investire in breve tempo città con milioni di abitanti come Karach, Mumbai e Muscat (in Oman), e se le onde riuscissero a superare lo stretto di Hormuz, anche Dubai, Abu Dhabi e tutte le coste del golfo Persico.

INDIA: ATTENZIONE A CENTRALI NUCLEARI - Gli organi d'informazione indiani hanno preso molto sul serio questa minaccia. L'Hindustan Times ricorda come presso Mumbai sulla costa del mar Arabico sorge la centrale nucleare di Tarapur da 1.400 megawatt. Nel 2011 è stata identificata da un gruppo di esperti governativi come la meno preparata ad affrontare uno tsunami come quello che ha investito la centrale giapponese di Fukushima. In India lo tsunami di Sumatra del 2004 provocò più di 12 mila morti, oltre 640 mila senzatetto e la centrale nucleare di Kalpakkam, nello Stato del Tamil Nadu, venne parzialmente allagata.

DUE FATTORI COMBINATI – I ricercatori hanno analizzato due fattori di rischio, che si trovano entrambi nell’area di Makran. Sapendo che le faglie dei margini delle placche nelle zone di subduzione possono rompersi e generare un terremoto quando raggiungono una temperatura compresa tra 150 e 450 gradi, hanno eseguito un’analisi termica della zona evidenziando una fascia larga fino a 350 km, che si estende fino all’entroterra, in grado di sostenere le temperature a rischio. «È una fascia molto ampia se si considera la media di altre zone di subduzione: e più la fascia è ampia, maggiore è la forza dei terremoti che può generare», segnala Smith. Il secondo fattore di rischio è rappresentato dallo spessore dei sedimenti che sovrastano la zona di subduzione. Uno spessore maggiore della media, in cui quelli più profondi sono anche più compressi e più caldi. La pressione e la temperatura li rende più resistenti e quindi in grado di accumulare più energia prima di arrivare a rottura. Inoltre la pila di sedimenti può provocare, in caso di sismi anche meno intensi, frane sottomarine che scatenano maremoti.

ATTENZIONE - Il fatto che in quasi 70 anni l’attività sismica dell’area Makran è stata scarsa, e quindi i sedimenti hanno potuto accumulare una notevole quantità di stress, è un ulteriore fattore di rischio. Inoltre l'11 maggio appena più a nord si è registrato un forte terremoto di 6,2 gradi che ha provocato una cinquantina di vittime. Tutti indizi che portano a tenere la zona sotto una stretta sorveglianza sismica.
[fonte c.d.s.]

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