Il miracoloso affare delle case costruite dal Governo Berlusconi a L’Aquila

L’Aquila è un po’ come la terra dei miracoli, anche se del  miracolo vero nessuno parla e alla fine di tutto questo discorso verrà svelato.

Parliamo di C.A.S.E., complessi antisismici, ecocompatibili. Si tratta delle new towns, 19 insediamenti per terremotati costruiti dal Governo Berlusconi per il tramite della Protezione Civile.

La Corte dei Conti Europea, con la Relazione Speciale n.24/2012, ha messo in evidenza che gli alloggi del progetto C.A.S.E. si sono rivelati immotivamente costosi: ben 1.648 euro al metro quadro.

Un costo superiore del 158% a quello standard degli appartamenti prefabbricati e del  43% rispetto al costo standard dell’edilizia per fini sociali.  La Corte dei Conti ha inoltre osservato che la costruzione di nuove strutture permanenti, non contemplate nel Regolamento del Fondo di Solidarietà Europeo, ha creato un impatto duraturo sul paesaggio e sul patrimonio abitativo del Comune. Se si aggiunge il fatto che, invece di favorire insediamenti abitativi più a ridosso della città, invece che, colpevolmente, aggredire le frazioni, costringendo migliaia di cittadini a percorrere centinaia di chilometri al giorno, il miracolo si allontana sempre di più.

A completamento del piano di emergenza, inoltre, sono stati costruiti anche dei veri e proprio moduli abitativi provvisori, provvisori davvero e assai meno costosi. Al momento 12249 persone si trovano alloggiate nelle cosiddette new towns, 2532 alloggiano in moduli abitativi provvisori, e 6646 persone percepiscono il contributo di autonoma sistemazione. Dunque questo miracolo non è stato sufficiente ad alloggiare tutti gli sfollati. Ma c’è di più.

Le C.A.S.E. dovrebbero essere complessi antisismici, ‘dovrebbero’ perché a distanza di qualche anno si è scoperto che 200 smorzatori sismici non hanno le caratteristiche dovute  e  neanche si sa dove siano stati piazzati, cioè sotto quale/i palazzi. E questa è solo la prima notizia.

La seconda è che sarebbero anche eco-sostenibili, hanno infatti 35mila mq di pannelli fotovoltaici  sulle coperture degli edifici e sulle pensiline dei parcheggi in tutte le aree, che dovrebbero produrre, complessivamente,  4.500 KW di potenza istallata, per una produzione di 5.400.000 KWh/anno, con un ritorno in termini economici all’amministrazione pubblica di una somma di circa 200.000 euro l’anno che verrà utilizzata per la manutenzione delle aree residenziali;

A parte che sembra che non tutti i pannelli funzionino, anche qui c’è una fregatura: quei 200.000 Euro sono il 9,01% del totale del ritorno economico, perché in fase di costruzione il governo, tramite la Protezione Civile, ha negoziato l’installazione di detti pannelli con l’affitto dei tetti ai privati, sine die, cioè per 20 anni, insomma fino a quando non si dovrà sostituirli. E con 200.000 Euro l’anno certo non si mantengono 19 aree residenziali ove abitano circa 4000 famiglie. Basti pensare che solo per l’acqua necessaria ad innaffiare le aree verdi in 2 anni si sono spesi 58.000 Euro.

Ah, già l’acqua per innaffiare e passiamo al prossimo punto.

5.000 lt.! La capacità di ogni serbatoio per il recupero dell’acqua piovana installato per ciascun edificio, allo scopo di limitare l’utilizzazione dell’ acqua dai pozzi.

Questi serbatoi risultano NON PERVENUTI.

 Nel frattempo le C.A.S.E. sono state regalate al Comune, proprio come un “cadeaux per terremotati”!

Che non può farne ciò che vuole! Quindi, nonostante ci siano delle persone ancora ospitate in caserma e alcuni alloggi nel progetto C.A.S.E. vuoti, non è possibile trasferire dette persone in detti alloggi: le “dette persone” non hanno i requisiti stabiliti da una delle prime OPCM (ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri). Ma non solo.

L’assessore alle Opere Pubbliche del Comune dell’Aquila ha annunciato che ben presto nelle C.A.S.E. si dovrà pagare l’affitto che però non può chiamarsi affitto, ma canone di compartecipazione alle spese. Questo canone viene in verità già pagato dagli sfollati che al momento del sisma erano in affitto, chi era proprietario, invece, non sborsa questo contributo che però, forse, verrà chiesto. E sì, perché il mantenimento di questi complessi antisismici costa, ma quanto?

Se la delibera CIPE n. 135 del 21 dicembre 2012 assegna 4,4 milioni per la manutenzione di tutti i moduli abitativi costruiti dopo il sisma, compresi i MUSP, cioè le scuole, e se con emendamento al decreto 43 del 27 aprile 2013  sono stati richiesti, per la manutenzione, ulteriori 8 milioni di euro per il biennio 2014-2015, se anche i proprietari dovranno pagare le spese di compartecipazione (come fanno già gli ex affittuari),  quanto realmente costa la manutenzione di questo miracolo italiano?

Rimangono tutti i nostri dubbi sul progetto C.A.S.E., non solo perché non sarebbe neanche anti-sismico e assolutamente non eco-compatibile, non solo perché ci ha consumato inutilmente territorio, non solo perché, per di più, a distanza di pochi anni ha già un sacco di problemi strutturali e non, non solo perché a gestirlo si dovranno spendere ulteriori soldi, ma anche perché farà parte del nostro futuro, con destinazione ancora ignota.

Qual è allora il vero miracolo? È che gli aquilani sono ancora qui, a raccontare ciò che accade.
[fonte restoalsud]

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