La reputazione e l'(in)capacità di imparare dell'esperienza

Disporre di informazioni su una persona che non conosciamo condiziona il nostro comportamento verso di essa non solo a livello psicologico, ma anche neurobiologico: le aree cerebrali solitamente destinate all'apprendimento dall'esperienza si attivano molto meno del normale o addirittura non si attivano. La scoperta è particolarmente inquietante in un mondo in cui la reputazione personale dipende sempre più dalle informazioni reperibili su Internet.

Le informazioni relative alla reputazione di chi ci sta di fronte condizionano in maniera significativa il nostro comportamento, agendo non solo a livello psicologico ma anche neurobiologico, tanto da bloccare le nostre capacità di imparare dall'esperienza. E' questo il risultato di una ricerca condotta da un gruppo di neuroeconomisti dell'Università di Trento diretti da Giorgio Coricelli, che firmano un articolo pubblicato sul “Journal of Neuroscience”. 

I ricercatori hanno proposto a un gruppo di volontari un “gioco di fiducia” mentre la loro attività cerebrale veniva monitorata. Il gioco prevedeva la possibilità di inviare a un altro partecipante una certa somma di denaro, che sarebbe stata moltiplicata per tre dai gestori del gioco. Il ricevente poteva decidere se tenere per sé tutta la cifra o rinviarne metà al primo giocatore. 

E' così risultato che, a differenza di quanti non sapevano nulla sugli altri partecipanti, quelli che in precedenza avevano ricevuto informazioni positive su un certo giocatore, continuavano a dargli fiducia, ossia a inviargli soldi, anche dopo un'esperienza negativa. “Di fatto, l'informazione a priori ha influenzato il comportamento dei partecipanti, rendendolo indipendente dal risultato dell'interazione effettiva, cioè dell'esperienza”, ha detto Coricelli.

La cosa più sorprendente però è che questo comportamento non è legato a fattori puramente psicologici, ma a processi neurobiologici: le scansioni cerebrali mostrano infatti che quando i soggetti interagiscono senza avere informazioni a priori, nel cervello si attiva una parte del sistema dopaminergico, noto per avere un ruolo fondamentale nell'apprendimento sulla base della presenza o meno di ricompense, siano esse di tipo fondamentale, come il cibo, o legate a stimoli sociali complessi. Questo sistema tende invece ad attivarsi meno, o per niente, quando il giocatore è già in possesso di informazioni sulla controparte: “Possiamo dire – osserva Coricelli - che, nostro malgrado, gli a priori riducono e in casi estremi annullano l'apprendimento basato sull'esperienza”.

“Queste ricerche – concludono i ricercatori - sono di fondamentale importanza in un mondo in cui veniamo continuamente esposti a informazioni riguardo le persone con cui interagiamo: se da un lato, rispetto al passato, oggi possiamo sapere 'tutto' riguardo agli altri in pochi secondi usando motori di ricerca in Internet, dall'altro stiamo rischiamo di perdere la capacità di interagire con gli altri e si riducono sempre di più forme spontanee di socializzazione».
[fonte lescienze]

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