Salute, perché i carboidrati creano dipendenza?

Secondo una nuova ricerca, i carboidrati raffinati innescano il desiderio di cibo in modo molto simile alle crisi d’astinenza tipica della dipendenza dalle droghe. La ricerca, pubblicata ieri sull’American Journal of Clinical Nutrition, suggerisce che il picco e il crollo di zuccheri nel sangue che avviene dopo aver mangiato carboidrati raffinati attiva i centri del cervello relativi a ricompensa e dipendenza. “I carboidrati raffinati sembrano essere in grado di provocare desiderio di cibo anche molte ore dopo la consumazione,” sostiene il co-autore della studio David Ludwig, direttore del Centro per la Prevenzione dell’Obesità New Balance Foundation. “Evitare questo genere di cibo è un’ottima strategia per perdere peso perché le persone eviterebbero non solo le calorie tipiche dei carboidrati, ma anche la dipendenza che inducono,” afferma Christopher Gardner, scienziato nutrizionista allo Stanford University Medical Center.

E’ bene sottolineare che non tutti i carboidrati sono “cattivi”: quelli del grano integrale o della verdura impiegano molto tempo per essere trasformati e assorbiti, e il livello di zuccheri nel sangue aumenta lentamente, mentre i carboidrati raffinati, come la farina bianca raffinata o lo zucchero raffinato, danno luogo a picchi molto bruschi. Gli autori ipotizzano che il crollo di zuccheri nel sangue stimolato da biscotti, patatine o dolci vari potrebbe non solo stimolare la fame ma anche il solo pensiero di mangiarli innesca nel cervello il meccanismo di ricompensa e consolazione. “Il problema ha luogo quando i moderni zuccheri raffinati si appropriano del meccanismo evolutivo della ricompensa e lo ‘dirottano’”, continua Ludwig, “per essere chiari, non ci siamo certo evoluti per poter divorare tutto il giorno merendine ripiene!“
[fonte meteoweb]

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