Viaggio su Marte, la Nasa frena "Troppe radiazioni anche sulla navicella"

I dati raccolti dalla sonda Curiosity confermano i timori degli scienziati: i livelli rilevati sono superiori ai limiti previsti. Cancro, danni al sistema nervoso centrale e malattie cardiovascolari sarebbero tra i rischi. Per scongiurarli bisogna riprogettare le navicelle spaziali.

LA NASA, l'ente spaziale americano, ha scoperto un nuovo ostacolo per la conquista di Marte, rendendo di fatto impossibile l'esplorazione del pianeta. Gli astronauti in orbita sarebbero, infatti, esposti a una quantità di radiazioni superiore ai limiti accettabili per la vita. Avrebbero gravissimi danni alla salute, dal rischio cancro alle malattie cardiovascolari fino alla demenza. Sono i risultati di una ricerca pubblicata sulla rivista Science dopo l'analisi dei dati della sonda Curiosity atterrata otto mesi fa su Marte per cercare gli habitat che avrebbero potuto ospitare in passato forme di vita microbiologiche.

I livelli misurati indicano che gli astronauti riceverebbeero una quantità di radiazioni di circa 660 millisieverts durante un viaggio di un anno, il più veloce possibile con le attuali navicelle spaziali. In pratica, "sarebbe come farsi una tac completa ogni cinque giorni", spiega Cary Zeitlin, della Space Science and Engineering Division del Southwest Research Institute che ha elaborato i risultati. Senza contare i danni aggiuntivi di un possibile atterraggio sulla superficie.

La quantità di un Sievert accumulata nel tempo aumenta del 5 per cento il rischio di sviluppare un cancro fatale. La Nasa ha stabilito come limite accettabile una soglia di rischio del 3 per cento per gli abitanti della stazione spaziale internazionale, situata a 400 chilometri di distanza dalla Terra: in sei mesi di lavoro, gli astronauti ricevono un dosaggio di circa 100 millisieverts: "Anche nell'ipotesi della missione più breve possibile su Marte, siamo pericolosamente vicini ai limiti di salute stabiliti per i nostri astronauti", ha riconosciuto Richard Williams, ufficiale medico capo della Nasa.

L'agenzia spaziale americana è già alla ricerca di una soluzione. Nuove tecnologie potrebbero accelerare la velocità dei viaggi e quindi ridurre il periodo di esposizione. Oppure, utilizzare materiali più resistenti alle radiazioni per le carene delle navicelle e costruire all'interno di esse speciali rifugi per proteggere l'equipaggio al momento delle eruzioni solari, quando la quantità di particelle di energia rilasciate sale esponenzialmente. Tuttavia, per contrastare i raggi cosmici galattici, presenti in gran quantità nello spazio extraterrestre, che riescono a penetrare anche nel più duro dei metalli non ci sarebbe nulla da fare.

Il problema non è nuovo. Alcuni anni fa era arrivato un altro allarme, lanciato dal medico americano jim Joseph: secondo il dottore le radiazioni hanno un impatto molto negativo sul cervello umano, accelerando i processi degenerativi tipici della vecchiaia, a partire dalla perdita della memoria fino alla demenza.
[fonte rep.ca]

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