Il viaggio di ISON, cominciato 10.000 anni fa: cresce l’attesa per la cometa di Natale

Se ne parla da tempo; la cometa ISON ha il potenziale per divenire l’oggetto astronomico del secolo e illuminare i cieli di tutto il mondo con una luminosità paragonabile a quella della Luna piena. Ma andiamo con ordine, e analizziamo la cronologia di questa cometa così tanto discussa. Il suo viaggio dalla gelida nube di Oort verso il sistema solare interno è cominciato 10.000 anni fa, quando sulla Terra l’avvento dell’agricoltura innescò la rivoluzione Neolitica. Era il tempo in cui si svilupparono i primi villaggi nelle regioni del Medio Oriente, ancor prima della nascita delle prime civiltà egizie e mesopotamiche. Nessuno naturalmente a quel tempo poteva immaginare che un oggetto così distante stava cominciando la sua avventura in direzione della nostra stella. L’astro chiomato, ufficialmente conosciuto come C/2012 S1, è stato scoperto soltanto il 24 Settembre 2012 dagli astrofili russi Vitali Nevski e Artyom Novichonok, quando la sua distanza, valutata in circa 1 milione di Km dalla Terra, l’ha resa visibile nel telescopio riflettore di 40 cm dell’International Scientific Optical Network, nei pressi di Kislovodsk. Da quel momento è partita la campagna osservativa degli strumenti a nostra disposizione, per determinarne l’orbita e i possibili effetti nei nostri cieli. A metà Gennaio la sonda Deep Impact della NASA, già interessata nell’osservazione di corpi ghiacciati come la Tempel 1 e Hartley 2, ha ottenuto la prima immagine ad alta risoluzione della cometa, a cui è seguita l’osservazione del telescopio spaziale Swift, quando la cometa si trovava appena oltre l’orbita di Giove. Le immagini, presentate a Marzo, hanno mostrato la sublimazione di molta acqua rispetto alla presenza di materiale polveroso.

Nel mese di Aprile è stata la volta del telescopio spaziale Hubble, che l’ha ripresa da una distanza di 621 milioni di chilometri. I dati di Hubble hanno aiutato gli scienziati a stimare le dimensioni del nucleo cometario, sorprendentemente piccolo – non più grande di 4,8 – 6,5 chilometri di diametro, e una coda di 92.000 chilometri. Hubble ha inoltre evidenziato una situazione di stallo nella sua magnitudine rispetto alle immagini iniziali, che ha “allertato” gli astronomi circa una possibile frammentazione. L’ipotesi più accreditata per spiegare tale flessione, è stata la sublimazione di una sottile lastra di materiale ghiacciato negli strati più esterni, che temperature via via più elevate hanno permesso a ISON una grande luminosità. Lo scorso mese, il telescopio Spitzer della NASA ha osservato la cometa da 498 milioni di chilometri dal Sole, ma, come detto dagli stessi funzionari NASA, i dati non sono ancora stati rilasciati.

ISON attualmente sta cominciando quella che sarà la parte più rischiosa del suo lungo viaggio. A fine Luglio la cometa passerà la cosiddetta “linea del gelo”, il confine immaginario oltre il quale l’astro comincerà ad essere bombardato dalle radiazioni solari ad alta energia. Non è raro che una cometa possa arrendersi già in questa fase. Al termine del prossimo mese, ISON sarà nuovamente visibile dai telescopi terrestri, quando sarà possibile una stima più accurata di ciò che potrà divenire nei mesi successivi. A Settembre, C/2012 S1 non sarà ancora visibile ad occhio nudo, ma gli osservatori dell’emisfero meridionale dovrebbero essere in grado di osservarla con l’ausilio di un binocolo. Poco dopo la metà di Settembre, verrà lanciato dal Nuovo Messico un pallone sonda che la scruterà nei dettagli. Il pallone BRRISON, dotato di un telescopio da 80 cm, salirà a 37 chilometri sopra la superficie della Terra per osservarla nell’infrarosso e nel vicino ultravioletto. Resterà in orbita sino al 15 Ottobre.

Il 1° Ottobre la cometa transiterà nei pressi di Marte, permettendo ai rover Curiosity ed Opportunity di scrutarla dalla superficie del pianeta rosso. Una delle due sonde Stereo, osserverà la vagabonda dello spazio il prossimo 10 Ottobre attraverso lo strumento HI2, quando il corpo sarà a 152 milioni di chilometri di distanza dal Sole. Il 18 Novembre un razzo della NASA, denominato Fortis, misurerà la luce ultravioletta della cometa per cercare di comprenderne la composizione chimica. Il giorno successivo sarà la volta della sonda MESSENGER, dalla superficie di Mercurio, quando ISON sarà prossima al suo passaggio radente sul Sole. Ad una settimana dal perielio, la cometa sarà preda dei coronografi solari, mentre i grandi telescopi terrestri cattureranno immagini nel visibile e nell’infrarosso.

Sarà un periodo molto delicato, in quanto eventuali espulsioni di massa coronale potranno danneggiare la piccola cometa. Il 28 Novembre sarà il grande giorno del perielio. ISON farà il suo massimo avvicinamento al Sole, sfiorando la superficie infuocata della nostra stella. Transiterà a soli 1,2 milioni di chilometri, trovando condizioni ambientali infernali. La cometa sarà al suo giro di boa e al suo momento più difficile. La sopravvivenza a tale passaggio significherebbe grande spettacolo nell’emisfero settentrionale per settimane; potrebbe rendersi visibile al mattino nei primi giorni di Dicembre, per poi rendersi visibile per tutta la notte nel mese di Gennaio. Tra il giorno di Natale e quello di Santo Stefano, nel suo viaggio di ritorno verso lo spazio profondo, la cometa, o ciò che ne resta, farà il suo massimo avvicinamento alla Terra. Sarà questo il peiodo migliore per le osservazioni. Se tutto dovesse andare per il verso giusto, ISON potrebbe brillare come una stella di magnitudine -12, e rendersi addirittura visibile in pieno giorno, prima di tornare nel gelo che le compete. C/2012 S1 ISON potrebbe divenire la grande cometa di Natale 2013, al cui fascino astronomico e scientifico, potrebbe unire la suggestione cristiana in ricordo della natività di Gesù Cristo. Quale momento migliore per contemplare la meraviglia del creato.
[fonte meteoweb]

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