Alzheimer, troppo rame nel cervello potrebbe favorirne lo sviluppo

Il metallo può causare la rottura della barriera ematoencefalica, con conseguente accumulo del beta-amiloide.

Un eccessivo accumulo di rame nel sangue potrebbe favorire l'insorgenza e la progressione del morbo di Alzheimer, accelerando l'accumulo di proteine tossiche nel cervello. È la conclusione di uno studio dell'Università americana di Rochester condotto su topi e cellule cerebrali umane e pubblicato sulla rivista Proceedings of National Academy of Sciences.

ACCUMULO - «È chiaro che è l'effetto dell'accumulo di metallo nel tempo - precisano gli scienziati - che può mettere in pericolo i sistemi che regolano la produzione del peptide beta-amiloide. Le anomalie in questo processo sono una causa di molte malattie neurodegenerative». Il rame è onnipresente nel cibo - avvertono i ricercatori -, può trovarsi nell'acqua potabile, negli integratori alimentari e in alcuni prodotti come la carne rossa, i crostacei, le noci e in molta frutta e verdura. È un metallo che svolge un ruolo importante e benefico nella conduzione nervosa, nella crescita delle ossa e nella formazione del tessuto connettivo. Tuttavia, può accumularsi nel cervello e causare la rottura della barriera ematoencefalica (il sistema che controlla cosa entra ed esce dal cervello), con conseguente accumulo nocivo del beta-amiloide. Ecco perché, suggerisce la ricerca, è necessario trovare un equilibrio tra il troppo e il poco consumo di rame.

OSSIDAZIONE - In circostanze normali il peptide beta-amiloide viene rimosso dal cervello da un'altra proteina, Lrp1, che lo fissa e lo espelle trasportandolo attraverso i vasi sanguigni. I ricercatori hanno verificato il funzionamento di questo processo in topi ai quali è stato somministrato del rame per tre mesi attraverso l'acqua potabile, in dosi un decimo sotto gli standard di qualità previsti dalle norme, per verificare le conseguenze dell'accumulo del metallo nel cervello. «Si tratta di livelli molto bassi di rame - avvertono -, ma equivalenti a quelli che la popolazione potrebbe consumare in una normale dieta». Il rame si è accumulato e ha interrotto la funzione della proteina Lrp1 attraverso un processo di ossidazione, che a sua volta ha inibito la rimozione di beta-amiloide dal cervello.

IL COMMENTO - «È un lavoro importante, ma che ha bisogno di ulteriori conferme in particolare per capire se nell'uomo i meccanismi sono simili a quelli visti nel modello animale - spiega Giancarlo Comi, che dirige la divisione di Neurologia, l'Istituto di neurologia sperimentale e il Centro sclerosi Multipla del San Raffaele -. L'attenzione sul rame è stata richiamata anche da uno studio precedente a questo, che aveva trovato significativi livelli di questo metallo negli anziani malati di Alzheimer, di molto superiori rispetto agli anziani sani e ai giovani, e aveva ipotizzato un rapporto diretto tra compromissione cognitiva e livelli di rame. Negli ultimi due anni il rame è il metallo più studiato nell'ambito dell'Alzheimer, ma va detto che il rapporto tra metalli e malattie neurodegenerative è un tema molto complesso. Come complessa è la malattia di Alzheimer, dovuta cioè a diversi fattori genetici e ambientali. In ogni caso - prosegue Comi - lo studio americano ha messo in luce nei topi l'azione diretta dell'accumulo di rame sulla beta-amiloide, ora la stessa indagine va fatta sull'uomo, che può presentare meccanismi molto diversi dal modello animale. A questo stadio, siamo ancora molto lontani dall'evidenza diretta e non si può in alcun modo dire che il rame è una delle cause dell'Alzheimer».

STUDIO INGLESE - I risultati dello studio americano sono in contrapposizione con quelli di uno studio dell'Università inglese di Keele pubblicato a febbraio su Nature, secondo cui una riduzione del livello di rame nel cervello potrebbe favorire il deposito di amiloide-beta in forma di placche senili nell'Alzheimer. I ricercatori hanno analizzato 60 cervelli di persone decedute che soffrivano di Alzheimer: in tutti risultava una quantità di rame inferiore rispetto a quella presente nel cervello di individui sani. Dal canto suo, Rashid Deane, primo autore dello studio americano, spiega che nelle placche amiloidi tipiche dell'Alzheimer è presente una elevata quantità di questo metallo. Secondo George Brewer, professore in pensione dell'Università del Michigan, ad essere sotto accusa non è il rame presente negli alimenti, utile per tante funzioni del nostro organismo, ma quello con cui sono costruite le tubature, in particolare quelle che portano acqua nei rubinetti delle case.
[fonte c.d.s.]

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