Il sogno del pianeta gemello bloccato da un satellite in panne

La Nasa ha annunciato ufficialmente il giorno di Ferragosto la fine prematura della missione di Kepler, il satellite dedicato alla ricerca di possibili pianeti abitabili nella Via Lattea. Il satellite, lanciato in orbita attorno al Sole nel marzo del 2009, doveva determinare la percentuale di stelle nella nostra galassia in grado di ospitare in orbita intorno ad esse un pianeta. La missione di Kepler prevedeva l'esame di 150 mila stelle. Si è fermato molto prima, ma è riuscito comunque a individuare 3.548 possibili pianeti.

GUASTO - Purtroppo il guasto al sistema di puntamento di Kepler ora lo rende di fatto inutilizzabile, malgrado il telescopio sia ancora funzionante. Il satellite continuerà a raccogliere e trasmettere dati, ma in modo casuale: molto probabilmente non sarà più in grado di regalarci scoperte emozionanti come quella del pianeta Tatooine (nome preso dalla saga di Star Wars: gli scienziati americani sono spesso dei burloni...), che orbita intorno a due soli. Non è detto che Tatooine possa ospitare la vita. Anzi, è piuttosto improbabile. Ma in aprile, poco prima di rompersi, Kepler ha scoperto altri due pianeti in orbita intorno a una stella gialla, a 1.200 anni luce da noi, che si trovano nella posizione giusta per avere temperature miti e acqua allo stato liquido. Insomma, prima di chiudere la fase più eroica della sua carriera, Kepler ci ha lasciato in dono la possibilità di una nuova Terra.

SECONDA TERRA - Certo la prima Terra ci è arrivata in modo molto più facile, stando almeno alla Bibbia. La seconda ammesso che ci sia, dovremo sudarcela. Il primo problema è trovarla, il secondo arrivarci. Il forfait di Kepler ci lascia a metà della prima parte del compito di trovare un nuovo sbocco alla crescente popolazione umana; ma quel satellite, il cui lavoro, sino a ieri era sconosciuto ai più, ha raggiunto un risultato importantissimo, dimostrando che altre stelle possono ospitare dei pianeti. Il prepensionamento di Kepler non significa la dismissione del progetto di colonizzazione di altri pianeti. Si limita a ritardarla, ma sulla scala temporale richiesta da una simile impresa, un anno o anche dieci in più non è che facciano quella gran differenza. È presumibile che viaggi interstellari sulle distanze spaziali e temporali richieste da un'avventura come la ricerca di una nuova Terra siano al di là della nostra comprensione. Quel che è certo è che l'umanità non smetterà di cercare, di fissare lo sguardo verso i cieli alla ricerca di una nuova frontiera. Un tempo Schiaparelli e Lowell, guardando con i loro telescopi artigianali la sfera rossa di Marte ipotizzarono che quel pianeta - su scala cosmica praticamente un nostro vicino di casa - potesse ospitare, o aver ospitato la vita. Ora le nostre speranze e aspettative si sono puntate dannatamente più in alto.

PREDAZIONE - Nel momento in cui la comunità scientifica mondiale piange la fine dell'avventura di Kepler, e uno scienziato ha addirittura composto versi elegiaci sullo sfortunato satellite, dispiace ma forse è il caso di cantare fuori dal coro. Andrew Crumey, uno scrittore scozzese di fantascienza, un giorno mi fece notare come l'esplorazione spaziale, e ancor più l'entusiasmo per il possibile sfruttamento degli universi paralleli, non siano che la proiezione della American Way of Life e della Frontiera Americana: l'idea che, depredate le risorse del nostro pianeta, ce ne saranno altri da colonizzare. Sarebbe forse il caso di chiederci se ha un senso cercare una seconda Terra quando non siamo in grado di gestirne una. Se esiste un amministratore del condominio galattico, prima di lasciarci usare un altro pianeta potrebbe controllare in che condizioni abbiamo tenuto il nostro. E in ogni caso, prima di cercare nuove Terre, forse è meglio ristrutturare quella che già abbiamo. Anche senza poter contare su sgravi fiscali galattici, comunque conviene...
[fonte c.d.s.]

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