Inquinamento atmosferico, una priorità di sanità pubblica

Oltre al fumo di sigaretta c'è un altro killer per il tumore del polmone, prima causa di morte nei Paesi industrializzati. Il sospetto c'era, ma servivano altre prove. Ora uno studio di enormi dimensioni conferma ancora una volta il legame tra questa neoplasia e l'inquinamento atmosferico, con l'evidenza che le polveri sottili tossiche nell'aria delle città aumenta di molto il rischio di cancro polmonare, in particolare l'adenocarcinoma, forma che colpisce anche i non fumatori. I risultati della ricerca condotta su 300 mila persone tra i 43 e i 73 anni di 9 paesi europei, seguite in 36 Centri per tredici anni, sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica LanceOOncologatp

E' il primo lavoro su questo argomento ad aver coinvolto un numero così elevato di persone, in un'area geografica tanto estesa e con un metodo per la misurazione dell'inquinamento davvero rigoroso e preciso. L'Italia è risultata tra i paesi più inquinati e ha partecipato con un gruppo di ricerca dell'Istituto Nazionale dei tumori di Milano, guidato da Vittorio Krogh, monitorando la situazione di Torino, Varese e Roma.

Ad essere incriminato è soprattutto l'inquinamentoda polveri sottili tossiche presenti nell'aria (particolato Pm 10 e Pm 2,5), dovute nella maggior parte dei casi alle emissioni di motori a scoppio, impianti di riscaldamento, attività industriali: per ogni aumento di 10 microgrammi di Pm 10 per metro cubo presenti nell'aria, il rischio di tumore al polmone aumenta infatti di circa il 22%, ma questa percentuale sale al 51% per l'adenocarcinoma. Il particolato (PM, Particulate Matter), per chi non lo sapesse, è composto da particelle molto piccole (solide o liquide) disperse nell’atmosfera e classificate in base alle dimensioni. A causa del diametro minuscolo si inflitrano dappertutto negli organi, con effetti gravi sulla salute, non solo a carico del polmone, ma anche della funzione cardiaca.

La legge attuale della Comunità europea in vigoredal 2010 stabilisce il limite: il particolato presente nell'aria deve restare al di sotto dei 40 microgrammi per metro cubo per quanto riguarda i Pm 10 e al di sotto dei 20 microgrammi per i Pm 2,5, ma secondo l'Istituto nazionale dei tumori, il rischio non può essere escluso del tutto anche sotto questi limiti. Purtroppo il nostro Paese ha valori molto più alti: dalla misurazione delle polveri sottili a Torino e a Roma sono stati rilevati in media rispettivamente 46 e 36 microgrammi al metro cubo di inquinanti PM 10 contro una media europea molto più´ bassa ( Oxford 16, Copenaghen, 17).

Che fare allora per proteggersi dagli effetti nocivi delle polveri sottili? Non è facile sfuggire allo smog, se si vive nella grandi città, ma in parte ci si può difendere evitando o riducendo l'intensità degli esercizi e degli sforzi fisici all'aria aperta nelle giornate di maggior inquinamento, pianificando l'attività anche in funzione dei livelli di concentrazioni previste, eventualmente usando le mascherine protettive apposite (non quelle da chirurgo). Non solo, ma l'aria degli ambienti chiusi dovrebbe essere ricambiata solo nelle prime ore della giornata quando la concentrazione di PM10 è più bassa. E’ anche consigliabile concedersi qualche giorno di “disintossicazione” immergendosi nella natura, nel “verde” urbano, ma ancor più lontano dalle città. E' importante anche seguire una dieta sana a base di frutta e verdura, alimenti ricchi di antiossidanti, capaci di contrastare gli effetti nocivi dell’inquinamento e dei radicali liberi. Una cosa però è certa: l'adozione di misure di contenimento dell'inquinamento atmosferico e di limiti di concentrazione più restrittivi non deve essere più rimandata.
[fonte tiscali]

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