L'ambigua relazione fra clima e violenza

Una chiara deviazione dalla media delle temperature o delle precipitazioni potrebbe portare a un significativo aumento dei conflitti e delle aggressioni: sia di quelli tra singoli individui sia, e ancor più, di quelli fra gruppi e nazioni. Entro il 2050 l'incremento delle violenze potrebbe arrivare anche al 50 per cento, ma lo studio che ha stabilito questa correlazione è già oggetto di critiche.

Il riscaldamento globale e i fenomeni meteorologici estremi collegati determinano un aumento dei conflitti a tutti i livelli, da quelli tra le persone a quelli fra nazioni. O almeno, questo è quanto afferma uno studio appena pubblicato su “Science” da Solomon M. Hsiang, della Princeton University, e Marshall Burke ed Edward Miguel, dell'Università della California a Berkeley, che analizza i rapporti fra clima e violenza. 

Negli ultimi anni, il tema è stato oggetto di moltissime ricerche (nel 2011, per esempio, proprio Hsiang aveva coordinato una ricerca che collegava i cicli di El Nino alle guerre civili), ma gli esperti sono divisi sull'esistenza di un rapporto causale fra i due fenomeni. 

Quest'ultimo studio, però, è diverso dai precedenti, per dimensioni e metodologia. In primo luogo, invece di cercare casi per confermare o confutare la tesi, i ricercatori hanno condotto una metanalisi su un ampio gruppo di studi sull'argomento. Inoltre, hanno preso in considerazione tutti i tipi di conflitti: da quelli tra singoli individui (come aggressioni, omicidi e stupri) a quelli fra gruppi fino a quelli che coinvolgono intere nazioni, come le sommosse o le guerre.

L'analisi statistica dei dati raccolti ha portato i ricercatori a stabilire che, quando in una località le precipitazioni o la temperatura deviano dal valore medio stagionale, la violenza tende ad aumentare. Specificamente, usando come unità di misura la deviazione standard (vale a dire lo scarto medio dei valori reali dalla loro media aritmetica), la violenza tra individui aumenta del 4 per cento per ogni aumento di una deviazione standard. 

L'effetto sulle violenze fra gruppi è ancora più marcato, arrivando addirittura a una crescita del 14 per cento per deviazione: di conseguenza, se entro il 2050 le temperature globali aumenteranno di 2-4 deviazioni standard, come prevedono i modelli climatici standard per alcune regioni, per quella data guerre e conflitti potrebbero aumentare anche del 50 per cento. 

I ricercatori sottolineano però di non sostenere che il clima sia l'unica causa dei conflitti, e nemmeno la principale, e ne paragonano il ruolo a quello della pioggia negli incidenti stradali. Piuttosto, osservano, vanno studiati i meccanismi che portano il clima a influire sulla violenza. "Ci sono diverse ipotesi. Sappiamo, per esempio, che i cambiamenti climatici alterano le condizioni economiche prevalenti, soprattutto nelle economie agrarie, e gli studi suggeriscono che le persone sono più propense a ricorrere alle armi quando l'economia si deteriora, forse in parte per conservare i mezzi di sussistenza."

Hsiang e colleghi sono partiti da un migliaio circa di articoli pubblicati su riviste scientifiche, che hanno poi scremato per ottenere una base statistica uniforme, eliminando quelli che contenevano confronti relativi ai tassi di violenza in climi differenti, e quelli per i quali non vi era una documentazione climatica o storico-statistica sufficientemente ricca. Alla fine sono rimasti 61 studi, quasi tutti pubblicati a partire dal 2009, che spaziano su 10.000 anni di storia di buona parte delle regioni del globo.

La ricerca non ha però convinto i critici dell'esistenza di uno stretto legame fra clima e violenza, che sottolineano alcune possibili carenze metodologiche dello studio. Halvard Buhaug, economista del Peace Research Institute di Oslo, critica per esempio proprio la selezione degli articoli operata da Hsiang e colleghi, i quali avrebbero ignorato alcuni studi andavano in direzione oppposta alle loro conclusioni. Altre obiezioni riguardano il fatto che lo studio non fa distinzione fra eventi meteorologici estremi, ma "normali", e i cambiamenti di clima più lungo termine.
[fonte lescienze]

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