Sognare a occhi aperti fa bene alla mente

Lo conferma una ricerca dell’università della California: chi fantastica e fugge per i meandri della propria immaginazione mentre svolge compiti semplici è più bravo (e creativo) nel problem-solving. E ha più memoria.

Sognare a occhi aperti, fantasticare, fuggire per le strade inattese della mente. Perfino, per un po’, distrarsi. Qualcuno, i maestri dell’efficienza a tutti i costi di stampo marziale, la ritiene una perdita di tempo da fannulloni. Qualcun altro, per esempio un gruppo di ricercatori dell’ università della California, campus di Santa Barbara, sostiene decisamente il contrario. E lo prova con uno studio pubblicato sulla rivista Psychological Science: perdersi fantasiosamente nei propri pensieri aiuta a migliorare le proprie abilità creative e di problem-solving. 

La ricerca è stata costruita intorno a una particolare richiesta rivolta ai partecipanti: portare a termine quello che in psicologia si chiama un compito insolito. Nello specifico, utilizzare un oggetto nei modi più vari e strani possibili. Dopo questa prestazione, ai volontari è stato sottoposto un altro compito, stavolta canonico e usuale, prima di rimettersi di nuovo al lavoro sull’oggetto. Quattro le azioni standard infilate tipo sandwich fra una prova e l’altra: occuparsi di una questione impegnativa;  far fronte, al contrario, a una meno pesante; prendersi una pausa di dodici minuti o saltare l’intervallo e rimettersi subito alla prova con gli usi bizzarri dell’oggetto al centro dell’esperimento. 

Cosa hanno scoperto i ricercatori californiani? Un dato lampante per i loro fini: l’unico gruppo che ha condotto il secondo round con l’oggetto meglio della prima volta è stato quello che aveva avuto a che fare con la pratica poco impegnativa. Ma lo snodo è tutto negli alti livelli di fantasticheria registrati in quelle persone proprio nel momento in cui portavano a termine il lavoro assegnato: da questa constatazione gli scienziati hanno concluso che vagare con la mente e i pensieri nel regno dell’immaginazione li abbia in seguito aiutati a riprendere in mano l’oggetto misterioso e a trarne più usi e soluzioni, a volte anche geniali, rispetto a tutti gli altri. “ Questi dati – hanno scritto i ricercatori statunitensi – suggeriscono che mettersi alla prova in semplici compiti collaterali in grado di dare spazio alla mente possa facilitare il problem-solving creativo”. 

D’altronde, non è l’unica ricerca che prova gli effetti creativi e inaspettati del cosiddetto daydreaming, il sogno a occhi aperti. Un altro studio firmato dal prestigioso Max Planck Institute for human cognitive and brain science di Lipsia ha infatti provato di recente che questa caratteristica personale può tornare molto utile alla propria memoria lavorativa, o meglio operativa. Quella, cioè, che ci consente di essere multitasking, di pensare e gestire più questioni nello stesso tempo, e che è perfino collegata ai nostri livelli d’intelligenza. Chi si perde più spesso mentre svolge un compito semplice dispone infatti di una memoria più capiente. 
[fonte wired]

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