Pensare alla scienza stimola il comportamento morale

Grazie all'enfasi che pone sulla ricerca della verità, l'imparzialità e la razionalità vi è una diffusa percezione della scienza come di un'attività morale. Uno studio dimostra adesso che l'associazione tra scienza e moralità è talmente radicata che basta pensare alla scienza per innescare un comportamento più etico. Questo stretto legame permette di non far ricadere sull'attività scientifica le scorrettezze eventualmente commesse da singoli scienziati, ma espone anche a qualche rischio.

L'atteggiamento dell'opinione pubblica verso la scienza ha fatto notizia negli ultimi anni per una serie di motivi, per lo più negativi. Clamorosi casi di scorrettezza da parte di accademici e controversie sui finanziamenti hanno portato molti a mettere in discussione l'integrità e il valore sociale della ricerca di base, mentre destra e sinistra si scambiavano accuse in merito a ricerche politicamente orientate. 

Non c'è dubbio che le ideologie abbiano un peso anche nella scienza, e che la fedeltà a una posizione ideologica o l'adesione a una particolare teoria possano falsare le ipotesi testate e i metodi utilizzati per testarle. Questi errori, tuttavia, riguardano l'applicazione del metodo, non il metodo in sé. In altre parole, l'atteggiamento dell'opinione pubblica verso la scienza in generale potrebbe rimanere relativamente inalterato a dispetto delle malefatte e dei pregiudizi di singoli scienziati. 

Christine Ma-Kellams e Jim Blascovich, dell'Università della California a Santa Barbara, hanno cercato di verificare questa possibilità, ipotizzando che esista una percezione profonda della scienza come di un'attività morale, vale a dire un'attività la cui enfasi sulla ricerca della verità, l'imparzialità e la razionalità pone il bene della collettività prima di ogni altra cosa. Secondo il loro studio, pubblicato sulla rivista “PlosOne”, l'associazione mentale tra scienza e moralità è talmente radicata che anche solo pensare alla scienza può bastare a innescare un comportamento più etico.

I ricercatori hanno condotto quattro diversi test. Nel primo hanno cercato di stabilire una correlazione tra il grado in cui le persone credevano nella scienza e la probabilità che cercassero di far rispettare le norme morali in presenza di una loro ipotetica violazione. Ai partecipanti veniva fatta leggere la storia di uno stupro, chiedendo di valutare l'immoralità del reato prima di rispondere a un questionario che misurava la loro fiducia nella scienza. In effetti, quelli che dichiaravano una maggiore fiducia nella scienza hanno anche condannato più duramente l'atto.

Naturalmente, una semplice correlazione può essere spiegata in molti altri modi. Per escluderli, e verificare se stimolare opinioni sulla scienza potesse influenzare sia la valutazione espressa sia il comportamento morale effettivo, i ricercatori hanno utilizzato la cosiddetta tecnica di priming, nella quale i soggetti sono esposti a parole fortemente pertinenti a una certa categoria al fine di aumentare l'accessibilità cognitiva del soggetto a essa. In altre parole, mostrare parole come “logica”, “ipotesi”, “laboratorio” e “teoria” richiama alla mente la scienza, e qualsiasi effetto di queste parole sui comportamenti successivi può essere attribuito alle associazioni mentali legate a quella categoria.

I partecipanti hanno prima completato un compito in cui dovevano decodificare alcune parole anagrammate che potevano essere attinenti alla scienza oppure no. Quindi hanno letto la storia sullo stupro e risposto alle stesse domande sulla gravità della trasgressione (Studio 2); oppure hanno indicato il livello della loro intenzione di eseguire una serie di azioni altruistiche nel corso del mese successivo (Studio 3); o ancora, dovevano impegnarsi in un compito di economia comportamentale noto come gioco del dittatore (Studio 4). In questo gioco al partecipante viene data una somma di denaro (in questo caso 5 dollari), da dividere se e come crede con un altro, anonimo partecipante. L' importo che i partecipanti danno agli altri è considerato un indice della loro motivazione altruistica.

L'esito dei diversi test ha dato risultati coerenti. Il semplice fatto di essere stati esposti all'effetto di priming con pensieri attinenti alla scienza ha aumentato a) l'adesione alle norme morali; b ) le future intenzioni altruistiche; e c ) il comportamento altruistico verso un altro soggetto anonimo. L'associazione mentale tra scienza e morale appare forte.

Anche se questo dato è replicato con metodi e misurazioni differenti, c'è una variabile che potrebbe limitare la generalizzabilità dell'effetto. Alcuni studi suggeriscono che l'atteggiamento verso la scienza cambi in relazione alla fede politica, con i conservatori che negli ultimi decenni avrebbero sempre meno fiducia nella scienza. Anche se Ma-Kellams e, Blascovich hanno incluso nei loro studi parametri per misurare la religiosità, che non risulta aver influenzato l'associazione tra scienza e morale, in linea di principio avrebbero dovuto controllare anche l'appartenenza politica. Non è una forzatura immaginare che fra gli studenti universitari dell'Università della California a Santa Barbara – tra cui sono stati reclutati i soggetti dei test - i liberal siano rappresentati in modo sproporzionato. In tal caso, il rapporto tra scienza e morale trovato potrebbe essere più forte in quanti si autodefiniscono liberal.

E ci sono anche ragioni per credere che il pubblico in generale, liberale o conservatore che sia, sappia distinguere tra il processo scientifico e chi lo applica. Come la gente può perdere la fiducia nei politici, ma continuare a credere nella nobiltà dei principi organizzativi generali della struttura politica, così potrebbe avere un atteggiamento positivo verso la scienza indipendentemente dal modo in cui viene praticata.

Questi risultati potrebbero sembrare incoraggianti, soprattutto per gli appassionati di scienza. Ma un eventuale costo dell'assegnare un peso morale alla scienza è il grado in cui essa distorce il modo in cui rispondiamo alle conclusioni della ricerca. Di fronte a una scoperta che contraddice una convinzione che ci è cara (per esempio, un nuovo studio suggerisce che gli esseri umani abbiano, o non abbiano, contribuito al riscaldamento globale), siamo più propensi a mettere in discussione l'integrità di chi l'ha svolta: se la scienza è fondamentalmente morale, come può essere arrivata a una conclusione così urtante? Colpa del messaggero.

Come si può correggere questo processo mentale? Il rimedio potrebbe essere una migliore comprensione del metodo e una maggiore enfasi su di esso. E' molto più difficile negare il valore di risultati che sfidano le nostre convinzioni quando si hanno gli strumenti per valutare il processo con cui sono stati raggiunti. Quel nuovo studio sul riscaldamento globale è più difficile da respingere quando si conoscono (e ci si preoccupa di controllare) i metodi utilizzati, indipendentemente da ciò che si pensa sulle possibili motivazioni degli autori. In assenza di tale conoscenza, la connotazione morale attribuita alla “scienza” potrebbe anche trasformarsi in una spinta alla distorsione ideologica, l'esatto contrario della ricerca imparziale della verità.
[fonte lescienze]

Commenti

Post popolari in questo blog

24 novembre 2010 - [I cerchi nel grano indicano questa data]

E se vivessimo in un universo che è un’illusione?

MAPPA DEI VULCANI ATTIVI NEL MONDO