Prevenzione del rischio sismico: mentre i paesi emergenti fanno passi avanti l’Italia rimane ferma all’anno zero

“In Italia la regione più sismica è la Calabria, e ha un sistema viario impressionante, nel senso che fortemente condizionabile da vicende telluriche. Quella zona, insieme alla Sicilia orientale, è quella dove si sono verificati nella storia i terremoti più distruttivi: ma c’è ancora scarsa consapevolezza da parte degli amministratori locali, anche a volte ignoranza“. Lo dice durante un’audizione in commissione Ambiente alla Camera il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, sulla rimozione della Costa Concordia e sulle misure di protezione antisismica in Italia. Parole dure, che pesano come macigni, ma che rappresentano la realtà. Sul campo della mitigazione del rischio sismico l’Italia, una delle sette potenze del pianeta, è ferma all’”anno zero”. Si, purtroppo è proprio cosi. Decenni di disastri, migliaia di vittime, danni incalcolabili per miliardi di lire e gravi traumi subiti dalle popolazioni che hanno vissuto sulle proprie spalle la terribile esperienza di rimanere sfollati per l’inagibilità della propria casa non sono proprio bastati.

I governi che si succedono, a suon di maggioranze precarie e correnti partitiche che inaspriscono l’instabilità politica, non sono nemmeno riusciti ad inserire il tema del rischio sismico come fattore prioritario per vigilare sull’incolumità dei singoli cittadini. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Noi italiani siamo un popolo di “fatalisti”, solo dopo le grandi tragedie, come l’Aquila, l’Emilia, San Giuliano di Puglia, l’Irpinia ed il Friuli, siamo in grado di rimboccarci le maniche e di sudare le sette camicie per salvare il salvabile, ricordando di abitare in un paese ad alto rischio sismico, periodicamente esposto a tali criticità. Ai giorni nostri, con tutti i problemi socio-economici che affliggono l’intero territorio nazionale, magari potrebbe sembrare fuori luogo dare la priorità assoluta al tema della prevenzione del rischio sismico. Eppure è proprio in questi periodi difficili, in presenza di una sfavorevole congiuntura economica a livello globale, che gli investimenti nel campo della mitigazione del rischio sismico e nella progettazione di nuove tecnologie antisismiche, da adottare nel settore dell’edilizia (uno dei più vulnerati dalla crisi di sistema che attorciglia la nostra economia), possono fungere da volano per l’economia nazionale, favorendo una lenta ripresa dell’occupazione, uno dei temi caldi dell’agenda politica dell’attuale governo Letta.

Notevoli sarebbero i risultati anche nel campo della ricerca, con l’introduzione di nuove tecnologie all’avanguardia che hanno l’obiettivo di rendere le case e gli edifici, che siano pubblici o privati, più sicuri in caso di evento sismico oltre la soglia del danno. Molti paesi, fra cui il Giappone (dopo il terremoto di Kobe del 1992), la California e Taiwan, per anni hanno investito ingenti risorse nel perfezionamento delle tecnologie antisismiche, raccogliendo negli anni successivi risultati a dir poco eccellenti che hanno portato enormi benefici alle rispettive economie nazionali. Molte di queste tecnologie, specie quelle made in Japan, sono state esportate nel resto del mondo, incrementando la ricchezza nel paese del Sol Levante, abituato a sollevarsi dai recenti disastri, diventando più potente di prima. Da poco anche paesi in via di sviluppo e nuove potenze emergenti, come l’Indonesia, la Cina, il Cile e la Turchia, stanno seguendo la medesima strada con i primi risultati già ben visibili anche in ambito economico.

Se turchi, indonesiani, cinesi e cileni riescono a dare una maggiore importanza al tema del rischio e della mitigazione sismica, investendo parte dei propri incassi in tecnologie sempre più avanzate, noi ci domandiamo perché lo stesso non è possibile anche in Italia. Paese che fra mille difetti vanta tutt’oggi fra i migliori tecnici, ingegneri e ricercatori della Terra. Dove è tutt’altro che difficile imbattersi in grandi intelligenze e menti brillanti, capaci di realizzare progetti davvero unici che rendono l’Italia, questa piccola penisola nel mezzo del Mediterraneo centrale, uno dei paesi più avanzati del pianeta, alla stregua delle grandi potenze continentali. Forse è solo una questione di scarsa volontà o peggio, di ignoranza, come ha tuonato forte ieri il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli. Ma è giunta l’ora di iniziare a voltare pagina, costruendo dei piani e dei progetti concreti per il futuro, con il fine di rendere più sicure le aree esposte ad una elevata vulnerabilità sismica. Il tempo delle parole è finito. E tornare a ribadire sempre le solite frasi di sdegno ad ogni disastro sismico equivale ad incassare l’ennesima sconfitta sulla pelle degli italiani.
[fonte meteoweb]

Commenti

Post popolari in questo blog

24 novembre 2010 - [I cerchi nel grano indicano questa data]

E se vivessimo in un universo che è un’illusione?

MAPPA DEI VULCANI ATTIVI NEL MONDO