Si avvicina la terapia genica anticancro - Colpisce soltanto le cellule malate

La prima terapia genica 'intelligente' anticancro è più vicina: un virus reso inoffensivo e utilizzato come navetta per trasportare un gene killer dei tumori e, una volta iniettato, ha raggiunto con successo soltanto le cellule malate. L'efficacia della tecnica è stata dimostrata sui topi da un gruppo di ricerca dell'università di Washington, che descrive i risultati sulla rivista Plos One. 

Per ora è una prova di principio, ma importante perché mostra per la prima volta che la terapia genica può colpire in modo mirato solo cellule specifiche del cancro, in questo caso quelle dei vasi sanguigni del tumore, senza intaccare i tessuti sani.

''Nella maggior parte dei casi la terapia genica comporta il prelievo di cellule, la loro modifica e la loro re-iniezione nell'organismo'', rileva uno degli autori, David Curiel. ''Questo – prosegue - limita queste terapie alle malattie che interessano il sangue o il midollo osseo, tessuti dei quali possono essere prelevati campioni, trattati e restituiti al paziente. Ma dopo 30 anni di ricerche ancora non possiamo iniettare in un paziente un virus-vettore per inviare un gene esclusivamente nella parte da curare''.

Di solito i virus usati come navette per trasportare farmaci o geni, una volta arrivati nel fegato si bloccano e questo inconveniente ha limitato finora i tentativi di realizzare terapie di questo tipo. In questo caso l'ostacolo è stato superato utilizzando come carico una sezione di Dna chiamata Robo4. che si attiva solo nelle cellule che rivestono i vasi sanguigni che alimentano i tumori.

Gli esperimenti, condotti su topi con il tumore del rene e dell'ovaio, hanno dimostrato che iniettando nel sangue un virus-vettore con il carico di geni, questo arriva solo nei vasi sanguigni tumorali, evitando gli altri tessuti e gli organi sani.

A differenza di altre tecniche, l'obiettivo non è distruggere la fornitura di sangue alle cellule malate. ''Non vogliamo uccidere i vasi tumorali. ma trasformarli in fabbriche per la produzione di molecole che alterano il microambiente tumorale in modo da non nutrire più il tumore'', osserva il biologo cellulare Jeffrey Arbeit. ''Ciò - aggiunge - potrebbe bloccare lo sviluppo delle cellule tumorali o cooperare con la chemioterapia e la radioterapia per renderle più efficaci''.

La strategia, sottolinea l'esperto, potrebbe essere applicata a quasi tutti i tumori più comuni. Inoltre, l'approccio potrebbe funzionare anche per altre malattie nelle quali vi sono vasi sanguigni anomali su cui intervenire, compresi morbo di Alzheimer, sclerosi multipla e insufficienza cardiaca.
[fonte ansa]

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