Sud Sudan, testimoni: centinaia massacrati in caserma. In corso pulizia etnica

Sopravvissuti: soldati del presidente Kiir compiono esecuzioni e stupri. Oltre mille morti e centomila rifugiati nella prima settimana di scontri. Obama invia i marines per evacuare gli americani.

 I soldati sud sudanesi fedeli al presidente di etnia Dinka, Salva Kiir, starebbero compiendo una pulizia etnica uccidendo e stuprando le donne casa per casa. E' quanto hanno riferito alcuni testimoni locali citati dall'agenzia France Press. In particolare due uomini hanno riferito di essere stati arrestati dalle truppe governative e messi al muro in un comissariato con altri 250 civili. Solo loro ed altri 10 sono riusciti a salvarsi e a cavarsela con ferite non gravi. Gli altri sono stati massacrati. I due sono riusciti a scappare nel quartier generale dell'Onu dove hanno trovato rifugio. Le violenze sono iniziate nel più giovane Stato del mondo, indipendente dal 9 luglio 2011, il 15 dicembre scorso. Gli scontri sono tra l'etnia Dinka e i Nuer dell'ex vicepresidente Riek Machar, rimosso a luglio dal presidente. 

Sarebbero più di mille i morti al termine della prima settimana di scontri tra i ribelli, guidati dall'ex vice presidente Riek Machar, e l'esercito regolare, agli ordini del presidente Salva Kiir. Lo riferisce Toby Lanzer, coordinatore umanitario dell'Onu. Secondo le Nazioni Unite inoltre sarebbero più di centomila i rifugiati all'interno del paese.

Gli scontri non sembrano prossimi a una conclusione. Il presidente Kiir ha infatti annunciato che l'esercito regolare marcerà verso la città di Bor, occupata dai ribelli lo scorso 19 dicembre. Bor è uno dei centri urbani principali del paese, strategica per il controllo delle risorse petrolifere del paese. Nella città sarebbero ancora bloccati tremila cittadini stranieri.

Il presidente Kiir ha dichiarato anche di poter scendere a patti con il rivale: "Sono pronto ad aprire le trattative ma Machar deve venire al tavolo negoziale senza precondizioni". "Rilasci i miei uomini e saremo disposti a dialogare" ha però ribattuto Machar.

Anche la diplomazia occidentale si sta dando da fare per l'apertura di un tavolo delle trattative. L'ambasciatore statunitense Donald Booth, inviato speciale nel Sudan del Sud, è arrivato nella capitale Juba con il compito di favorire il dialogo tra le fazioni rivali. "Se necessario prenderemo nuove misure per risolvere la crisi", ha detto il presidente degli Stati Uniti Barack Obama che per assicurare l'evacuazione degli americani ancora presenti  e garantire la sicurezza dell'ambasciata a Giuba, ha inviato 150 marine. Il contingente partirà dalla Spagna e raggiungerà Giuba dopo aver fatto tappa nella base Usa di Gibuti nel Corno d'Africa. Secondo stime almeno altri 100 americani si troverebbero ancora nel Paese dopo che 380 sono già stati portati via.

Anche l'Onu ha promesso il dispiegamento di caschi blu per evitare l'aggravarsi della guerra civile.
[fonte rep.ca]

Commenti

Post popolari in questo blog

E se vivessimo in un universo che è un’illusione?

24 novembre 2010 - [I cerchi nel grano indicano questa data]

MAPPA DEI VULCANI ATTIVI NEL MONDO