Cia e Hollywood fra spie e cocaina

L’intelligence statunitense ricompensava attori anche con droghe e chiedeva ai produttori di poter infiltrare i suoi agenti nelle troupe dei film per poter entrare in paesi altrimenti vietati o difficili.

Hollywood è al servizio della Cia, e certe volte si fa compensare in natura. Un famoso attore, ad esempio, chiedeva cocaina in cambio della sua collaborazione. E’ una delle tante rivelazioni imbarazzanti che si leggono nel libro “Company Man: Thirty Years of Crisis and Controversy in the CIA”, appena pubblicato da John Rizzo, che appunto per trent’anni ha fatto l’avvocato della Central Intelligence Agency. 

Rizzo scrive che l’agenzia “ha da tempo un rapporto speciale con l’industria dell’intrattenimento, riservando una considerevole attenzione allo sviluppo delle relazioni con i leader di Hollywood, dirigenti degli studios, produttori, registi, attori famosi”. Secondo l’ex avvocato, si tratta di una naturale convergenza di interessi. Da una parte, infatti, la Cia ha bisogno delle informazioni e dell’accesso privilegiato, che le stelle del cinema riescono spesso ad avere nella società americana e internazionale. Dall’altra, “la gente dello spettacolo fa una montagna di soldi inventando storie. Molti di loro sono intelligenti, svegli, capaci, e si rendono conto che il loro lavoro non ha un grande impatto sulle cose reali. Quindi sono disponibili a prestare la loro opera ai servizi segreti, in molti casi per puro patriottismo”. 

I campi in cui tornano utili sono numerosi. La Cia, certe volte, chiede ai produttori di poter infiltrare i suoi agenti nelle troupe dei film che si girano in luoghi interessanti, in modo da poter entrare in paesi altrimenti vietati o difficili. In altri casi, gli attori vengono reclutati per dare visibilità a progetti di propaganda. Poi naturalmente ci sono le situazioni in cui la gente dello spettacolo ha accesso a personaggi importanti, capi di stato, leader di governi: quando tornano, spesso gli viene chiesto di girare ai servizi segreti notizie interessanti che potrebbero aver sentito. 

La Cia ha una struttura apposita per gestire queste fonti. Alcuni agenti lavorano nella sua sede di Los Angeles, mentre altri sono dislocati in un ufficio speciale che si chiama la National Resources Division. Sarebbe un errore pensare che il rapporto funziona solo con attori o registi conservatori, perché molti liberal, che poi sono la maggioranza ad Hollywood, sono disposti a collaborare. Anzi, spesso si propongono come volontari. Rizzo ricorda in particolare l’episodio di un attore molto famoso, che era rimasto infastidito dalla scoperta che un suo rivale lavorava per i servizi segreti. Quindi si presentò alla Cia, offrendo i suoi servizi. “Non chiedeva soldi, ma solo una fornitura di cocaina del valore di 50.000 dollari”. Secondo l’avvocato, la Central Intelligence Agency rispose che non se ne parlava nemmeno, “e lui allora accettò di collaborare gratis”.  
[fonte lastampa]

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