Class action degli utenti contro Facebook: "Spia i messaggi privati per fini commerciali"

L'azione è stata promossa presso una Corte californiana da due utenti degli Stati Uniti. Secondo le accuse, i link utilizzati nelle conversazioni "riservate" sarebbero in realtà scansionati e immagazzinati per la profilazione dei mittenti e per migliorare l'offerta di servizi commerciali. La società si difende: "Accuse infondate, ci difenderemo con vigore".

Grane legali in vista per Facebook e Mark Zuckerberg, che si trovano a fronteggiare la rabbia di numerosi utenti del social network più famoso al mondo, che hanno trovato la valvola di sfogo nella class action promossa da due user, Matthew Campbell dall'Arkansas e Michael Hurley dall'Oregon, presso la Corte federale della California. 

Come spiega il Financial Times, nei documenti presentati alla Corte si legge: "Contrariamente a quanto detto, i messaggi privati di Facebook sono sistematicamente intercettati dal gruppo per capire di cosa i suoi utenti parlano". L'attività di spionaggio - sempre secondo i due cittadini americani - non servirebbe al social network per migliorare la trasmissione delle comunicazioni, ma per tracciare le preferenze dei suoi iscritti e poi condividerle con inserzionisti pubblicitari o altri aggregatori di dati.

Citando una ricerca indipendente al riguardo, i due ricorrenti aggiungono che facendo passare il messaggio come "privato", Facebook crea una speciale opportunità di generare profitto perché gli utenti - convinti di comunicare attraverso un servizio non sorvegliato - molto probabilmente finiscono per svelare gusti e aspetti della propria persona che non rivelerebbero se sapessero di essere "intercettati". Nel dettaglio, secondo le accuse qualora l'utente inviasse un messaggio con un link a un altro sito, questo sarebbe tracciato per profilare meglio l'attività web di quel mittente; o ancora, potrebbe fornire agli sviluppatori web un contributo per generare i "like" sulle pagine tematiche. Secondo il social network, però, le presunzioni dei due utenti "sono infondate nel merito" e sulla scorta di questa convinzione si annuncia l'intenzione "di difenderci con vigore". 

La nuova causa rappresenta solo uno degli ultimi problemi legali di facebook. A dicembre un tribunale di Manhattan, New York, aveva dato ragione a un gruppo di azionisti che lamentavano il fatto di non essere stati informati in modo adeguato sulle prospettive del loro investimento. E ancora lo scorso agosto il colosso ha patteggiato un'azione legale, pagando 20 milioni di dollari per aver usato foto e nomi di utenti a fini pubblicitari senza avvertirli, violando di fatto la loro privacy.
[fonte rep.ca]

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