Egitto-Etiopia, la diga della discordia - Il Cairo prepara una denuncia all’Onu

“Rinascimento” è il nome del mega progetto idrico che Addis Abeba vuole realizzare nei pressi del confine sudanese per produrre elettricità sufficiente a potenziare lo sviluppo economico di entrambi i Paesi, ma Il Cairo lo ritiene una “violazione degli accordi internazionali vigenti”.

Il negoziato fra Egitto ed Etiopia sulla “Diga Rinascimento” fallisce sul nascere ed ora Il Cairo prepara un’escalation di pressioni che include una formale denuncia al Consiglio di Sicurezza dell’Onu.  
“Rinascimento” è il nome del mega progetto idrico che Addis Abeba vuole realizzare nei pressi del confine sudanese per produrre elettricità sufficiente a potenziare lo sviluppo economico di vaste regioni in entrambi i Paesi ma Il Cairo lo ritiene una “violazione degli accordi internazionali vigenti”, come afferma Khalid Wasif portavoce del ministero delle Acque.  

Il motivo è che tutti gli Stati attraversati dal Nilo sono vincolati da intese internazionali che proibiscono di limitare la quantità di acqua che arriva al Mediterraneo, ed è una risorsa di importanza strategica per la vita di decine di milioni di egiziani. Da qui i colloqui tenutisi a Karthum, in Sudan, fra egiziani ed etiopi. Gli inviati del generale al-Sisi, presidente ad interim dal rovesciamento di Morsi, si sono trovati davanti al netto rifiuto di Addis Abeba di fare passi indietro. Da qui l’annuncio del Cairo di una possibile “escalation diplomatica” che secondo Nasr al-Din Allan, ministro delle Acque, includerà “la formale comunicazione all’Etiopia della nostra opposizione al progetto della diga” e quindi “ulteriori passi” inclusa una eventuale “denuncia al Consiglio di Sicurezza dell’Onu” al fine di ottenere un “voto capace di fermare questa lampante violazione delle leggi internazionali sulle acque dei fiumi”.  

La “Grande diga etiope” che Addis Abeba ha iniziato a costruire sulle acque del Nilo blu si trova nella regione di Benishangul-Gumuz, a circa 40 km dal confine sudanese, ed è progettata per essere la più grande struttura idroelettrica dell’Africa con una potenza di 6000 megawatt ed una riserva di 63 miliardi di metri cubi d’acqua. I costi sono stimati attorno a 5 miliardi di dollari per ultimare i lavori entro il 2018. L’intento dell’Etiopia è di produrre elettricità per le capitali Addis Abeba e Karthum ma l’Egitto teme di essere penalizzato a causa delle acque necessarie per riempire il bacino idrico e per il rischio di una loro evaporazione. Per avere un’idea delle dimensioni del progetto basti pensare che l’ammontare di litri d’acqua del bacino equivale all’incirca al totale del volume del flusso annuale dal Sudan all’Egitto, pari a 65,5 miliardi di metri cubi. 
[fonte lastampa]

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