Fukushima: per cosa preoccuparsi e per cosa no

La fuoriuscita di pennacchi di vapore dalla centrale nucleare devastata ha suscitato molte preoccupazioni, ma è improbabile che si verifichino nuovi processi di fusione. In compenso, è certo che per cercare di porre rimedio ai danni esistenti occorrerà un lento e pericoloso lavoro.

Il detto recita: dove c'è fumo, c'è arrosto, ma per il vapore è un'altra storia, anche nel caso di una centrale nucleare che ha subito molteplici fusioni. Nonostante le recenti preoccupazioni su una possibile nuova fusione nel complesso di Fukushima Daiichi, in Giappone, il vapore che ha scatenato questa preoccupazione è semplicemente il risultato delle condizioni atmosferiche e di un reattore che è ancora caldo per la fusione del 2011.

E' come vedere il respiro quando fa molto freddo. Quasi tre anni dopo la catastrofe, i reattori di Fukushima sono ancora caldi  a causa del perdurante decadimento radioattivo del combustibile nucleare danneggiato. E' per questo che il combustibile nucleare esausto riposa in vasche di raffreddamento per anni dopo lo spegnimento di un reattore a fissione. Secondo Fairewinds Energy, un gruppo impegnato nella promozione della sicurezza nucleare, le scorie radioattive di Fukushima stanno ancora emettendo circa un milione di watt termici. Questo calore trasforma l'acqua in vapore e quando l'aria è abbastanza fredda, come in inverno in Giappone, il vapore è visibile. “E' successo anche l'anno scorso in questo periodo, e avviene periodicamente dopo lo tsunami del 2011”, osserva David McIntyre , portavoce della US Nuclear Regulatory Commission (NRC). “Siamo in contatto con l'ente di controllo giapponese e con la TEPCO [la società responsabile di Fukushima], e da quello che abbiamo visto e sentito non c'è motivo di sospettare che il vapore indichi che sta succedendo qualcosa di brutto.”

Inoltre, questo pennacchio di vapore non si presenta solo in inverno. Nelle condizioni atmosferiche adatte, con temperatura relativamente bassa e umidità elevata, è visibile anche in piena estate, come è accaduto nel luglio 2013. È una fortuna che le leggi fisiche ci dicano che non c'è ragione di preoccuparsene, perché un controllo diretto è impossibile. A causa della fusione del reattore, i livelli di radiazione sono troppo elevati perché un essere umano vi entri senza riceverne una dose inaccettabile.

E i pesci?
Un'altra preoccupazione costante è che l'acqua contaminata da particelle radioattive che fuoriesce ancora dal sito della centrale stia avvelenando i pesci e i frutti di mare dell'oceano Pacifico. Non vi è dubbio che l'ingestione di radionuclidi sia una delle peggiori forme di esposizione alle radiazioni, perché prosegue per lungo tempo. Ma, con l'eccezione dei pesci che si alimentano sul fondale e degli organismi filtratori sessili (immobili) catturati nelle immediate vicinanze, qualunque radionuclide provenienti da Fukushima sarebbe diluito in quantità insignificanti nella vastità del Pacifico. Eccetto che nelle immediate vicinanze della centrale colpita, i radionuclidi in sovrappiù dovuti all'incidente non bastano a creare una dose abbastanza elevata da provocare effetti nocivi sulla salute dell'uomo.

La contaminazione radioattiva di Fukushima non è neppure la causa dei cambiamenti nella vita sui fondali marini del Pacifico osservati negli ultimi anni al largo della costa occidentale degli Stati Uniti. Questi cambiamenti derivano molto probabilmente dalle abbondanti quantità di anidride carbonica emessa dalle centrali elettriche a combustibile fossile che stanno cambiando il clima e di conseguenza i minuscoli vegetali conosciuti come fitoplancton, che rappresentano la base della catena alimentare marina.

Quando si parla di radiazioni, i test nucleari effettuati dal 1940 al 1980 hanno contribuito alla radioattività negli oceani in misura di per vari ordini di grandezza superiore rispetto all'incidente di Fukushima (anche sommandolo con quello di Chernobyl, una catastrofe nucleare molto più grande). Inoltre, negli oceani esiste anche un livello di radioattività di circa 37×10 alla 18 becquerel dovuto all'uranio naturale disciolto nell'acqua di mare (il becquerel misura il tasso di emissione di radiazioni), che alcuni vedono come una futura fonte di combustibile nucleare, ma che generalmente non è considerato un rischio per la salute. Senza contare che nell'acqua di mare si trovano naturalmente anche altri elementi radioattivi, come il polonio.

Questo significa che il tonno pescato nel Pacifico è sempre stato radioattivo (ed espone a rischi minori delle radiografie del dentista, come sottolinea la Woods Hole Oceanographic Institution). O, come osserva il biochimico marino Ken Buesseler, della Woods Hole, in un articolo scientifico del 2012, “anche se nelle acque al largo del Giappone gli isotopi [del cesio] sono aumentati fra 10 e 1000 [volte] rispetto ai livelli precedenti, i rischi da radiazioni legati a questi radionuclidi sono inferiori a quelli generalmente considerati nocivi per gli animali marini e per i consumatori umani, e anche a quelli da radionuclidi presenti in natura”.

Gli scienziati hanno calcolato che, basandosi su tutte le particelle radioattive rilasciate (o fuoruscite) da Fukushima, una dose dovuta a questo recente incidente nucleare aggiungere fino a un massimo di circa un microsievert (l'unità di esposizione alle radiazioni) di radiazioni, approssimativamente un decimo della dose media giornaliera a cui è esposta la maggior parte degli americani, o un quarantesimo di quella assorbita durante un volo da una costa all'altra del Nord America, o un centesimo dell'esposizione a una radiografia ai denti. Questo comporta inoltre che nessun abitante degli Stati Uniti dovrebbe assumere pillole di ioduro di potassio, soprattutto perché da anni non vi è alcun rilascio di iodio radioattivo da Fukushima. (Lo iodio radioattivo ha un tempo di dimezzamento di soli otto giorni, vale a dire che è sparito tutto nei tre mesi successivi all'incidente nucleare del marzo 2011.)

Anche i detriti che da Fukushima hanno cominciato ad arrivare sulle coste degli Stati Uniti sono relativamente innocui. In realtà, qualsiasi radiazione dovuta a detriti galleggianti ha un impatto molto minore delle nuove specie che potrebbero trasportare con sé attraverso il Pacifico, specie che potrebbero determinare un'invasione biologica.

Quello che deve preoccupare veramente
Niente di tutto ciò però significa che le radiazioni dovute a Fukushima non pongano alcun pericolo o che la loro diffusione non debba essere monitorata. Ma le ragioni di seria preoccupazione sono legate al pericoloso e delicato lavoro di bonifica del sito del disastro: da affrontare rischi reali per la salute sono le persone nelle immediate vicinanze dei reattori nucleari devastati.

Ci sono macerie radioattive da contenere o smaltire, barre di combustibile non danneggiate da rimuovere in modo sicuro (e collocare in discarica), e una quantità sconosciuta di combustibile nucleare fuso da contenere. Il suolo contaminato intorno alla centrale nucleare deve essere rimosso, oppure la zona deve essere trasformata in una “riserva” nucleare, proprio come l'area di interdizione di Chernobyl in Ucraina e Bielorussia, o il Rocky Flats National Wildlife Refuge in Colorado, già sede di un impianto nucleare per la produzione di ordigni nucleari. E poi ci sono le oltre 100.000 tonnellate di acqua di raffreddamento e di acque sotterranee contaminate da particelle radioattive che sono state immagazzinate in serbatoi nel sito, e che in parte raggiungono naturalmente il mare in seguito a perdite o vengono periodicamente rilasciate intenzionalmente per evitare straripamenti.

Inoltre, se il combustibile nucleare fuso si dimostrasse abbastanza “cattivo” – come la massa letale del nocciolo fuso di Chernobyl, nota per la sua forma a “zampa d'elefante” - andrà sepolto per un bel numero di anni anziché rimosso, a causa del rischio di radiazioni provenienti da quello che ora è sostanzialmente un guscio di ceramica ormai freddo che circonda un nucleo altamente radioattivo ancora caldo ancora in fase di decadimento radioattivo.

In conclusione: fino a che a Fukushima il combustibile nucleare non sarà stato tutto portato via o sepolto sotto un sarcofago, nei prossimi anni ci si può aspettare periodici annunci di fuoriuscite di vapore. Ma non c'è da temere che raggiungano gli Stati Uniti. Come osserva McIntyre della NRC: “Consigliare agli abitanti della costa occidentale del Nord America di acquistare mezzi di protezione dalle radiazioni a causa di questo vapore è da irresponsabili”.
[fonte lescienze - scentificamerican] 

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