Svuota carceri sì. Ma ci sono anche "altri" diritti

Il decreto legge 146 del 23 dicembre scorso, lo svuota-carceri a firma del ministro della Giustizia Cancellieri, potrebbe effettivamente aiutare l'Italia a evitare la pesante sanzione che la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha minacciato di comminare al paese, se entro maggio i metri quadrati a disposizione dei singoli detenuti dovessero essere inferiori ai quattro. Lo afferma Emilio Santoro, docente di Filosofia e Sociologia del Diritto all'Università di Firenze ed esperto di sistema carcerario. Ma attenzione a gridare “vittoria”. I problemi delle carceri, infatti, son ben altri ed andrebbero risolti con riforme ben più incisive e strutturali. Abuso della detenzione e della custodia cautelare in primis, ma anche cronica difficoltà di reinserimento dei detenuti nella società, con tagli sempre più pesanti al mantenimento, assistenza, rieducazione e trasporto dei detenuti.

Sovrappopolamento: entro maggio sotto soglia limite
Grazie all'articolo 4 del decreto e a un aumento dei posti disponibili stimato attorno alle 4.500 unità, si dovrebbe arrivare – anche se non tutte le previsioni sono concordi – a una riduzione del gap fra posti disponibili e detenuti effettivi al di sotto dei 10.000 detenuti, con la popolazione complessiva che da 64.047 individui (rilevazione del 30/11/2013) dovrebbe arrivare attorno a quota 55.000. L'articolo 4, che aumenta i premi di buona condotta da 45 a 75 giorni per semestre di detenzione (ai condannati che, a decorrere dal 1° gennaio 2010, abbiano già usufruito della liberazione anticipata), è definito da Santoro come un “indultino” in un provvedimento di per sé “confusionario” che non risolve almeno due delle problematiche basilari delle carceri.

Troppe pene detentive e abuso di custodia cautelare. Così scoppiano le carceri
“Mandiamo troppa gente in galera” - dice Santoro. Confrontando infatti dati di paesi a noi equiparabili, come Inghilterra, Francia e Germania, si nota che mentre in Italia vi sono “tre persone in carcere per ogni condannato che sconta la pena fuori con misure alternative”, negli altri paesi “per ogni detenuto” ce ne sono tre che scontano la pena con “misure alternative”. In Italia perciò il rapporto è invertito. Analogo è il discorso per l'utilizzo della custodia cautelare di coloro che sono in attesa di sentenza definitiva. Negli altri paesi questi sono il 20% dei detenuti, in Italia “siamo attorno al 40%”. Agendo su questi due fattori la popolazione carceraria potrebbe più che dimezzare, attestandosi attorno alle 30.000 unità.

Il carcere di Sollicciano e L'Altro diritto
In Toscana abbiamo circa 4000 detenuti, dei quali più di mille occupano il carcere di Sollicciano, dove il sovrappopolamento è arrivato a picchi del 189% (dato Fondazione Michelucci). Nelle parole di Santoro, dati demografici alla mano, Sollicciano è “il più grande ospedale psichiatrico della Toscana, il più grande albergo popolare, la più grande comunità per tossico-dipendenti e il più grande centro di identificazione per immigrati clandestini”. Il docente è direttore e fondatore dell'associazione L'Altro diritto, che si occupa di consulenza giuridica ai detenuti in carcere e nella quale sono impiegati nella sola Firenze una quarantina di volontari, per lo più studenti.

Il carcere la prima volta
I ragazzi de L'Altro diritto, riunendosi una volta a settimana, discutono collettivamente caso per caso le problematiche dei singoli detenuti, cercando di fornirgli un supporto giuridico adeguato altrimenti ad essi precluso a causa delle loro difficili situazioni personali. A rotazione, una volta a settimana, sei di loro entrano in carcere per parlare direttamente con i reclusi. “Le prime volte che entri non è semplice – spiega una volontaria – anche perché ti trovi davanti un mondo che non ti immaginavi”. L'autolesionismo è infatti una pratica molto comune all'interno del carcere per attirare l'attenzione e ottenere qualcosa. “Ma poi – le fa eco un'altra – tristemente ti abitui e neanche ci fai molto più caso”. Dopo due anni di associazione si possono anche incontrare più di 400 detenuti. Un modo per mettere in pratica le tante nozioni che la facoltà di Giurisprudenza mette a disposizione ma che spesso rimangono pura teoria. Ma, soprattutto, un viatico per crescere umanamente ed imparare sin da giovani a cosa ci riferiamo per davvero quando parliamo di carcere. I problemi veri, infatti, non si risolvono mai con un colpetto di spugna. Uno di loro chiosa: “lo svuota carceri è come quando hai un tubo rotto in casa. Puoi mettere un secchio sotto il lavandino. Ma se non chiami l'idraulico e non lo fai cambiare, l'acqua, prima o poi, tornerà ad uscire”.
[fonte tiscali]

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