Un possibile ritorno di “El Nino” produrrebbe un significativo aumento delle temperature medie a livello globale entro il 2015?

Come abbiamo avuto modo già di parlare qualcosa sta cominciando a mutare sullo scenario climatico planetario. Difatti, proprio nelle ultime settimane, si rafforza l’ipotesi di un ritorno del fenomeno di “El Nino”, che riacquisterà sempre più terreno lungo il Pacifico equatoriale nel corso della prossima stagione primaverile. “El Niño”costituisce la parte più propriamente oceanica del fenomeno, ma a questo risulta accoppiato un complesso sistema di circolazione atmosferica, meglio nota come “Southern Oscillation”. La fenomenologia completa è perciò nota con il termine di “El Niño Southern Oscillation” (oscillazione meridionale “El Niño“). La parte atmosferica del fenomeno invece fa riferimento alla cosiddetta circolazione di Walker. Questa circolazione vede la formazione di un estesa cintura di bassa pressione che si distende lungo tutto il Pacifico equatoriale centro-orientale, a causa del graduale surriscaldamento delle acque superficiali oceanica. “El-Niño”inizia cosi ad insorgere a causa del surriscaldamento delle acque superficiali oceaniche del Pacifico orientale che, a sua volta, determina un notevole incremento dell’attività convettiva su tutto il Pacifico centro-orientale, modificano a loro volta la circolazione equatoriale dei venti, con l’allentamento degli Alisei, e delle correnti oceaniche.

In questo caso lo sviluppo del fenomeno di “El Nino” è legato alla formazione di una vasta area di acque molto calde, sul Pacifico centro-occidentale, con anomalie termiche positive di +1,5°C +2.0°C, che va a contrastare con le acque molto più fredde presenti sul Pacifico orientale, nel tratto di oceano antistante le coste di Cile, Peru ed Ecuador, dove agisce il ramo principale della fredda “corrente marina di Humboldt” (alimentata dal flusso dell’Aliseo di SE che risale il Pacifico sud-orientale). Questo notevole “gradiente termico”, fra il settore centro-occidentale e quello orientale dell’oceano Pacifico, può innescare una “onda Kelvin” che si propaga verso est, seguendo un ciclo di oltre 30-60 giorni, con la liberazione di una intensa quantità di calore latente sprigionato dall‘intensa attività convettiva legata proprio alla “MJO“. Negli ultimi 2 anni le acque superficiali del Pacifico centro-occidentale hanno subito un drastico riscaldamento, tanto da raggiungere temperature insolitamente alte, oltre i +30°C +31°C, fra le Filippine, l’arcipelago indonesiano, le coste dell’Australia settentrionale e il tratto di oceano attorno a Papua Nuova Guinea. Del resto non è un caso se nell’ultimo anno, proprio sul Pacifico occidentale, nel tratto di oceano a nord di Papua Nuova Guinea, la presenza di questa ingentissima quantità di calore latente, ceduta all’atmosfera dall’oceano, ha favorito lo sviluppo di cicloni tropicali e di tifoni molto violenti. Su tutti spicca il super-tifone “Haiyan” che nel Novembre del 2013, dopo essersi sviluppato sui caldi mari che circondano gli atolli della Micronesia, transitando su un ampio tratto di acque oceaniche molto calde e profonde, a nord di Papua Nuova Guinea, si è rapidamente trasformato in uno dei cicloni tropicali più potenti mai osservati sulla Terra, effettuando il “landfall” sugli arcipelaghi centrali delle Filippine mantenendo la 5^ categoria della Saffir-Simpson, con venti ad oltre i 300 km/h che sono stati capaci di estirpare la lussureggiante vegetazione nella parte orientale dell’isola di Leyte.

Questa vasta piscina di acque superficiali molto calde, che da mesi persiste fra gli arcipelaghi indonesiani, Papua Nuova Guinea, l’Australia settentrionale e le isole Bismark, con la spinta dell’“onda Kelvin” che si propaga verso est, seguendo un ciclo di oltre 30-60 giorni, comincerà molto gradualmente ad estendersi verso il settore centro-occidentale del Pacifico equatoriale, muovendosi in direzione di Nauru e dei Kiribati. Entro il mese di Aprile le acque calde si muoveranno sul Pacifico centrale equatoriale, raggiungendo l’area della Linea di Cambiamento Data. Questa evoluzione verso est dell’“onda Kelvin”, assieme alla contemporanea migrazione della “MJO” verso il Pacifico centrale, sarà accompagnata da una significativa inibizione dell’attività convettiva sull’Indonesia e dall’inserimento, nei bassi strati, di una ventilazione dai quadranti occidentali, che dai mari dell’Indonesia e da Papua Nuova Guinea si spingerà in direzione della Melanesia e dei Kiribati. L’innesco di questa ventilazione dai quadranti occidentali sarà incentivata dalla formazione di un vero e proprio squilibrio barico fra l’area indo-australiana, dove si forma un’area anticiclonica (con pressione più alta), e il Pacifico occidentale e orientale, dove si sviluppa una fascia di basse pressioni (con valori che possono scendere sotto i 1005-1004 hpa), risultano veramente importanti, il fenomeno di “El Niño” viene accompagnato dalla Southern Oscillation che genera una totale inversione dei venti nei bassi strati, che invece di soffiare da est verso ovest spireranno sostenuti da Ovest verso Est, spingendo le calde acque della contro corrente equatoriale, non più bloccata dagli Alisei, verso l’America centrale e le coste sud-americane, alimentando il potenziale convettivo sul settore centro-orientale del Pacifico equatoriale.

La decisa propagazione della calda contro corrente equatoriale fino all’Ecuador e alla costa peruviana e del nord del Cile, oltre a far scaldare in modo davvero consistente questo tratto di oceano, contribuisce a far schizzare l’attività convettiva, portando piogge molto più abbondanti del solito su tutta la costa occidentale del continente americano. In particolare li dove si concentrano le maggiori anomalie termiche positive oceaniche, come sulla costa peruviana, ecuadoriana e lungo tutto il settore costiero dell’America centrale affacciato al Pacifico, da Panama fino a Messico e alla costa californiana. Se questi venti occidentali persisteranno per diverse settimane sopra il Pacifico equatoriale centro-occidentale lo sviluppo di “El Nino” sarà molto probabile entro l’estate 2014. Di certo la formazione di “El Nino” rischierà di avere pesantissime ripercussioni climatiche già dal prossimo autunno, contribuendo a determinare un conseguente aumento delle temperature medie a livello globale entro il 2015, con gravi siccità in Australia e rischio di tempeste e inondazioni lungo le coste occidentali del continente americano.
[fonte meteo-w.]

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