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Visualizzazione dei post da Settembre, 2018

Scoperto il buco nero più vorace mai visto

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Il più vorace dei buchi neri mai visto ingoia la materia che lo circonda a una velocità pari a un terzo di quella della luce. Si trova al centro della galassia PG211+143, distante un miliardo di anni luce dalla Terra, ed è stato scoperto grazie al telescopio spaziale europeo XMM-Newton. È quanto emerge dallo studio dell'Università britannica di Leicester coordinato da Ken Pounds e pubblicato sulla rivista Monthly Notices of the Royal Astronomical Society. 
Utilizzando i dati del telescopio XMM-Newton e un supercomputer i ricercatori hanno realizzato una simulazione della materia che precipita nel buco nero, un mostro cosmico con una massa pari a circa 40 milioni di volte quella solare. La simulazione mostra che l'immensa attrazione gravitazionale del buco nero rompe il disco di gas e polveri che gli si forma attorno. Si creano così anelli di materia ingoiati dal buco nero a una velocità enorme: un terzo di quella della luce, circa 100.000 chilometri al secondo. 
"Abbiamo…

La Terra come Venere, potrebbe avere un futuro bollente

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La Terra potrebbe avere davanti a sé un futuro bollente come quello di Venere, anche molto lontano nel tempo: se la temperatura media della sua superficie dovesse superare i 60 gradi, l'effetto serra diventerebbe così forte da intrappolare tutto il calore emesso, impedendo anche alla più piccola parte di sfuggire verso lo spazio. Lo studio, pubblicato sulla rivista dell'Accademia delle scienze degli Stati Uniti (Pnas), è stato condotto nel Massachusetts Institute of Technology (Mit).
I coordinatori della ricerca, Daniel Koll e Tim Cronin, hanno costruito un modello matematico che imita la Terra e il suo modo di emettere calore nello spazio, osservando una relazione lineare tra l'aumento di temperatura superficiale e la quantità di calore irradiato: "Immaginate una finestra, attraverso la quale un fiume di calore può fluire nello spazio", spiega Koll. "Mentre la temperatura aumenta, il fiume scorre sempre più veloce, ma la finestra - rileva - si rimpiccolisc…

Si beve e si mangia, la microplastica contamina la tavola

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Piccole particelle, di dimensioni inferiori ai 5 millimetri, invisibili a occhio nudo: sono le microplastiche che proprio perché così piccole finiscono nel cibo e nell'acqua (con presenza in prodotti o alimenti, dai frutti di mare al sale marino, dai pesci al miele fino alle acque potabili), spesso portando con se "sostanze tossiche, molecole cancerogene e batteri". Su questo si concentra la ricerca presentata dal mensile 'Il Salvagente'.
L'analisi - fatta nei laboratori del Gruppo Maurizi, in 18 campioni anonimi di bottiglie di cole, aranciate, gassose, tè freddi, tra i più venduti nei supermercati - "mostra una contaminazione al di là delle aspettative: la presenza di microplastiche non ha risparmiato alcun prodotto, tutte e 18 le bottiglie sono risultate contaminate, con valori che vanno da un minimo di 0,89 microparticelle per litro(mpp/l) ad un massimo di 18,89 mpp/l.
"Nel corso delle analisi che abbiamo effettuato per valutare la possibile pr…

Nel cervello la distruzione della specie

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La distruzione della specie umana è scritta nella parte più antica del cervello, programmato per essere un "predatore del mondo", e soltanto la cultura potrà segnare una radicale inversione di tendenza: è quanto emerge dalla ricerca italiana pubblicata sulla rivista Biological Theory e condotta da Paolo Rognini, del dipartimento di Scienze politiche dell'Università di Pisa.
"Stiamo scoprendo che i nostri crani ospitano cervelli che danno ancora risposte ancestrali, non adattative all'era in cui viviamo", ha detto il ricercatore. "In pratica - ha aggiunto - abbiamo alcuni comportamenti, residui di risposte arcaiche, che ci porteranno a distruggere il pianeta e, di conseguenza, noi stessi, realizzando così una versione del tutto inedita dell'evoluzione: l'autoestinzione di una specie". Il ricercatore considera il cervello un 'software vestigiale', un programma generato all'inizio della storia degli esseri umani e che oggi non è …

Le origini del Sistema Solare nascoste nelle stelle cadenti

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Le stelle cadenti non sono soltanto uno spettacolo, ma un prezioso strumento di conoscenza per gli astronomi. Offrono, infatti, la chiave per scoprire i segreti della morte delle stelle, quando esplodono come supernovae. È quanto emerge dallo studio di un gruppo dell’Osservatorio Astronomico Nazionale del Giappone, coordinato da Takehito Hayakawa e pubblicato sulla rivista Physical Review Letters.
Le supernovae rappresentano l’atto finale della vita delle stelle di massa superiore al Sole che, esaurito il proprio combustibile nucleare, esplodono emettendo in poche settimane un'energia pari a quella generata dalla nostra stella nella sua esistenza. Per comprendere nei dettagli questo fenomeni i ricercatori hanno misurato le tracce lasciate nei meteoriti dai nuclei radioattivi sintetizzati nell’esplosione di stelle con una massa 8 volte il Sole. In questo modo sono riusciti a ottenere anche una stima dell’età degli elementi pesanti del Sistema Solare primitivo, di cui i meteoriti s…

Febbre del Nilo: in Europa 975 casi, più del triplo del 2017

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E' un numero "insolitamente alto" quello di casi di febbre del Nilo occidentale registrati quest'anno in Europa: ben 975, di cui 710 nell'Unione europea e 265 negli Stati vicini. Un aumento più che triplo rispetto all'anno scorso. L'Italia è il Paese che finora ha avuto il maggior numero di infezioni nell'uomo (327). A rilevarlo è il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc) nel suo ultimo bollettino.
Dopo l'Italia, il maggior numero di infezioni si riscontra in Serbia (213), Grecia (147), Romania (117), Ungheria (96), seguiti a distanza da Israele (49), Francia (11), Austria (8), Croazia (3), Kosovo (3) e Slovenia (1). Rispetto all'intera stagione 2017, rilevano gli Ecdc, i casi complessivi sono aumentati di 3,4 volte rispetto al 2017. Le vittime sono state in totale 63, distribuite tra Serbia (21), Grecia (16), Italia (13), Romania (12) e Kosovo (1) e, rispetto ai sei anni precedenti, la proporzione dei casi mortali non è aument…