La distorsione percettiva che "normalizza" il cambiamento del clima

L’idea che ci facciamo di come dovrebbe essere la condizione climatica e meteorologica “normale” in un certo periodo dell’anno si basa su ciò che è avvenuto in un lasso di tempo breve e recente, fra i due e gli otto anni. Questa percezione, che è svincolata dalle serie storiche del clima, porta a sottovalutare i cambiamenti in atto.

La percezione pubblica dei cambiamenti climatici di lungo periodo è condizionata da un fenomeno psicologico di “normalizzazione” delle anomalie climatiche e meteorologiche. A individuarlo è un gruppo di ricercatori, che firmano un articolo sui “Proceedings of the National Academy of Sciences”, secondo i quali questa distorsione percettiva può influire negativamente sulla consapevolezza dell’entità dei cambiamenti climatici in corso e quindi sulle scelte politiche per contenere i cambiamenti e mitigarne gli effetti.

Le analisi che valutano i cambiamenti climatici prendono come riferimento periodi di lunga durata, dal cui confronto emerge che il clima attuale presenta caratteristiche differenti, “insolite”, rispetto a quelle del periodo pre-industriale.

Ma la percezione dei cambiamenti da parte della popolazione generale – un argomento finora ben poco studiato su basi scientifiche - non può basarsi su periodi di tempo altrettanto estesi, ed è facilmente influenzata da una serie di fattori, tra cui le aspettative, la memoria e i pregiudizi cognitivi.

Frances C. Moore, dell’Università della California a Davis, e colleghi hanno cercato di capire quale sia l'arco di tempo in base a cui le persone classificano un evento climatico come normale oppure insolito.

A questo scopo hanno vagliato con un algoritmo oltre due miliardi e 180 milioni di messaggi pubblicati su Twitter fra il marzo 2014 e il novembre 2016, individuando quelli scritti da utenti statunitensi che parlassero di eventi climatici. La successiva analisi di questi post ha mostrato, per esempio, che il verificarsi di temperature o piovosità anomale per un periodo di tempo protratto rispetto ai modelli meteorologici tipici di un certo periodo dell’anno induceva le persone a twittare un maggior numero di commenti in proposito. Tuttavia, se lo stesso fenomeno si era ripetuto due o tre volte nell’arco degli ultimi anni, i commenti si riducevano notevolmente, indicando che dalla categoria “insolito” l’evento era passato a quella di “normale”.

Questo fenomeno di normalizzazione - osservano i ricercatori - avviene molto rapidamente: l’orizzonte temporale per valutare se un fenomeno climatico o meteorologico è "normale" o "fuori stagione" varia infatti fra i due e gli otto anni.
(fonte focus)

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