Nazi-pensionati in tutta Europa. Paga la previdenza di Hitler

Berlino versa ancora l'indennità a 1.532 collaborazionisti del Reich. Scoppia il caso in Francia e in Belgio: «Da vietare».

Parigi Un privilegio mondiale. Per ex nazisti o collaboratori stranieri del regime di Adolf Hitler. Un sistema colabrodo che esclude automaticamente solo i membri delle SS riconosciuti come tali e le persone condannate per crimini di guerra.

Il controverso indennizzo risale a una legge tedesca del 1951, che consente alle vittime di guerra teutoniche di essere risarcite per «danni di salute subiti dal servizio militare». «Ma i criteri di disabilità sono generosi», spiega lo storico Christophe Brüll, specialista in relazioni belghe-tedesche presso l'Università del Lussemburgo. «Negli anni '50, non sapevamo veramente chi avesse fatto cosa e non si verificava con la stessa serietà adoperata in seguito». Esiste cioè una «zona grigia», stando agli storici, di cui beneficerebbero tuttora ex sostenitori del Führer e persone forzatamente arruolate nel Terzo Reich, incassando una pensione dalla Germania.

Stando ai dati forniti dal quotidiano belga Morgen, che il 12 febbraio rivela il pagamento di questo contributo per «fedeltà, lealtà e obbedienza» promesso da Hitler nel '41 ad almeno 18 belgi, molte cancellerie del Vecchio Continente si sono messe sulle tracce dei «nazi-pensionati». Finché non è stata la stessa Germania a quantificarne il numero totale alla France Press: 2.033 in tutto il mondo. Giovedì scorso i deputati belgi hanno votato un testo per porre fine a questo sistema; sabato la polemica si è estesa alla Francia, infiammata dal leader dell'estrema sinistra Jean-Luc Mélenchon, che vuol "mettere al bando" analoghi pagamenti Oltralpe, invitando i presidenti dei gruppi parlamentari a «vietare» i versamenti tedeschi per legge: 54 persone che vivono sul suolo transalpino percepirebbero infatti tale «pensione».

Ma dove sono gli altri «nazi-pensionati»? La lista si estende a Svezia, Olanda, Spagna e Regno Unito (dove sono 34). Il ministero del Lavoro tedesco ammette più di duemila assegni versati a febbraio (2.033 per la precisione) che valgono fino a 1.300 euro mensili. Di questi, 1.532 in Europa: 573 in Polonia, 184 in Slovenia, 101 in Austria e 94 in Repubblica ceca. Poi 71 in Croazia, 48 in Ungheria, ma ci sono beneficiari anche in Africa (9 in Sud Africa e 4 in Namibia). Gli Stati Uniti contano 250 persone interessate dall'indennizzo, ricevuto anche da 121 persone in Canada, 18 in Brasile e 8 in Argentina, oltre ai 44 assegni ricevuti in Australia e i 12 in Thailandia.

Dal 2008, la legge tedesca consentirebbe ai Länder, che pagano queste pensioni, di sospenderle. Ma questa possibilità è stata poco utilizzata, secondo i dati del 2017. Il leader della sinistra radicale francese ha dunque inaugurato la crociata, che potrebbe a stretto giro deflagrare: «L'Assemblée chieda indietro i soldi per versarli alla Fondazione De Gaulle», insiste Mélenchon. La Francia però si divide: difficile fare distinzione tra vittime e collaborazionisti. Il ministero della Difesa, interpellato, non ha peraltro fornito le identità dei beneficiari. E se in Belgio le indennità erano sfuggite ai controlli per oltre 75 anni, in America altre pensioni sociali sono state oggetto di imbarazzo per decenni, perché pagate dai contribuenti americani.

A interessarsene già nel 2014 fu l'Associated Press. Lanci d'agenzia suscitarono curiosità nell'ufficio federale della Social Security. L'inchiesta - voluta dalla deputata Carolyn Maloney - portò a quantificare la cifra pagata fino ad allora a 133 sospetti ex nazisti: circa 20 milioni di dollari per «pensioni» a ex guardie di campi di concentramento o ex collaboratori del regime che nel frattempo si erano rifatti un'esistenza beneficiando dell'indennità. Il Congresso votò quasi all'unanimità la legge firmata da Barack Obama mettendo la parola fine al fiume di denaro, che però non è mai stato recuperato.

Solo nel '79, in America, si iniziò infatti a indagare seriamente sugli ex nazisti, con l'Fbi che arrivò a espellerne almeno 300. I numeri statunitensi - difficili da confermare - parlano di circa 10 mila uomini legati a vario titolo al regime di Hitler e di una «caccia» segreta che in vari periodi portò a trasformare parte di essi in informatori. Ad altri fu concesso di continuare a percepire la pensione sociale statunitense in cambio della rinuncia alla cittadinanza. Tra loro i casi sconvolgenti degli ex SS Martin Hartmann, Wasyl Lytwyn e Peter Mueller, ma pure delle guardie dei campi di Mathausen e ed Auschwitz, Martin Bartesch e Jacob Denzinger.
(fonte ilgiornale)

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