Una cura contro l’alcolismo, possibile spegnere l’impulso

Un gruppo di scienziati dello Scripps Research è riuscito nell’impresa grazie all’ausilio di un sofisticato sistema laser che, spegnendo temporaneamente una specifica tipologia di neuroni, ha ridotto i sintomi fisici dovuti all’astinenza e dunque anche il desiderio, quasi incontrollabile, che porta alcuni soggetti ad assumere grandi quantità di alcol.

La dipendenza dagli alcolici può essere curata. Un gruppo di scienziati dello Scripps Research è riuscito nell’impresa grazie all’ausilio di un sofisticato sistema laser che, spegnendo temporaneamente una specifica tipologia di neuroni, ha ridotto i sintomi fisici dovuti all’astinenza e dunque anche il desiderio, quasi incontrollabile, che porta alcuni soggetti ad assumere grandi quantità di alcol. La sperimentazione è stata condotta per ora su ratti alcol-dipendenti, ma i risultati sono stati tanto positivi da far ipotizzare ai ricercatori si possano ottenere gli stessi risultati anche sull’uomo. "Questa scoperta è eccitante - dice Olivier George, PhD, professore associato presso Scripps Research e autore senior del nuovo studio, pubblicato il 18 marzo, 2019 nella rivista Nature Communications - e significa che abbiamo un altro pezzo del puzzle per spiegare il meccanismo neurale che guida il consumo di alcol".

I precedenti studi
George, sebbene consapevole sia prematuro avviare trattamenti simili sull’uomo, ritiene che l'identificazione di questi neuroni apra la porta allo sviluppo di terapie farmacologiche, come anche di terapie geniche capaci di contrastare la dipendenza da alcol. Il precedente lavoro svolto dal medesimo team di scienziati dello Scripps Research ha dimostrato che il passo dal consumo occasionale al consumo incontrollato avviene spesso in maniera inconsapevole. Quando ciò avviene anche il cervello subisce dei mutamenti, si attivano delle aree che inviano degli stimoli che di fatto guidano il soggetto ad assumere quantità di alcol sempre maggiori. Il team di scienziati ha cercato le cellule cerebrali responsabili di questi segnali anomali e, nel 2016, ha finalmente annunciato di aver individuato l’area del cervello che le contiene. Si trattava del “Nucleo centrale dell'Amigdala” (CeA), ma quali fossero i neuroni direttamente responsabili non lo si era compreso. Nel nuovo studio hanno voluto concentrarsi su un sottogruppo di neuroni, chiamati neuroni di rilascio della corticotropina, abbreviato in CRH (originariamente conosciuto come CRF - ovvero corticotropin-releasing factor). Questi costituiscono l'80 per cento del totale. Erano questi “le menti” che guidavano il desiderio incontrollabile di alcol?

La sperimentazione sui ratti
Per scoprirlo hanno dovuto servirsi di ratti, a cui sono stati impiantati chirurgicamente delle fibre ottiche per la trasmissione di impulsi luminosi sui neuroni sotto esame - una tecnica chiamata optogenetica. I roditori, a questo punto, sono stati abituati al consumo di alcolici. Diventati dipendenti all’alcol ai topi è stato impedito di bere, provocando in loro gli stessi sintomi di astinenza che si manifestano anche nell’uomo. Messi nuovamente dinanzi a dell’alcol i ratti bevevano senza sosta, ma l’impulso questa volta è stato spento con dei segnali luminosi capaci di disattivare i neuroni CRF. I consumi sono tornati immediatamente ai livelli pre-dipendenza, e i sintomi fisici di astinenza, come l'andatura anormale e l'agitazione, sono scomparsi quasi del tutto. "In questo studio multidisciplinare - ha spiegato il professor Giordano de Guglielmo, primo autore dello studio e scienziato dello staff di Scripps Research - siamo stati in grado di caratterizzare, indirizzare e manipolare un sottoinsieme critico di neuroni responsabili del bere eccessivo. E’ un risultato importante, raggiunto grazie al lavoro di squadra, utilizzando tecniche innovative, lavorando sul campo con molti esperti, e con gli strumenti giusti". L’effetto, come detto, era però temporaneo. Accendendo il laser la dipendenza scompariva, ma spegnendo l’emettitore luminoso i ratti ricominciavano a cercare gli alcolici.

Prossimo obiettivo sono i test sull'uomo
Da un punto di vista scientifico di base si tratta di un risultato straordinario. I ricercatori hanno di fatto scoperto i collegamenti attivi nel cervello, nello specifico quelli che portano un soggetto (in questo caso un ratto) a comportarsi in maniera autodistruttiva. Il prossimo passo, spiega George, sarà quello di servirsi dei risultati ottenuti per risolvere il problema dell’alcolismo nell’uomo. Si dovrà cercare una soluzione meno invasiva, naturalmente, ma i risultati permetteranno quasi certamente di sviluppare un nuovo composto o (se si avrà un pizzico di fortuna) di utilizzare un farmaco già esistente capace di “spegnere” i neuroni CRF. Nel frattempo il team di scienziati avvierà degli ulteriori studi per capire se le cellule coinvolte nella dipendenza da alcolici hanno un ruolo anche nella dipendenza da oppioidi.
(fonti: Nature, Scripps Research, EurekAlert, ScienceDaily, Tiscali)

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