Asteroide in rotta di collisione con la Terra, la simulazione anti Armageddon

Proteggere la Terra dal possibile impatto di un asteroide. Facile a dirsi, ma tra le parole e i fatti le distanze sono enormi. E’ per questo che Jim Bridenstine, amministratore capo della Nasa, ha lanciato un appello attraverso il quale spera di convincere tutti i grandi del mondo a unire le forze così da scongiurare la potenziale fine dell'umanità. Nel corso della Conferenza sulla difesa planetaria, il dirigente dell’agenzia spaziale statunitense, ha indicato quello che dovrebbe essere il primo dei cinque obiettivi da raggiungere per avviare un piano strategico capace di monitorare gli oggetti (Neo) in orbita o in transito accanto alla Terra.

Dal cinema alla realtà
La finzione cinematografica di Hollywood, infatti, potrebbe improvvisamente trasformarsi in drammatica realtà. Eventi come la pioggia di meteoriti caduta su Chelyabinsk in Russia nel 2013, o l'asteroide caduto a Tunguska nel 1908, ha detto Bridenstine, "non sono eventi unici e rari. I nostri modelli ci dicono che ce n'è uno ogni 60 anni. I dinosauri non avevano un programma spaziale, ma noi sì e dobbiamo fare meglio. Il rischio rappresentato dagli asteroidi vicino alla Terra (Neo) è una delle nostre priorità. Per questo nel 2018 è stato pubblicato un piano strategico con 5 obiettivi, di cui uno è appunto una maggiore cooperazione internazionale". Allo stato attuale l’agenzia spaziale americana ha rilevato e soltanto un terzo degli asteroidi pericolosi, quelli con diametro superiore a 140 metri. Ma è fondamentale arrivare al 90 per cento del totale. “Dobbiamo quindi fare meglio e più rapidamente da qui per i prossimi 104 anni", evidenzia l’amministratore capo della Nasa.

Importante la collaborazione internazionale
Il piano strategico prevede di lavorare per migliorare i modelli, la previsione, e lo sviluppo di tecnologie per deviare e distruggere questi oggetti. "Oltre a questo, deve anche aumentare la cooperazione internazionale - ha concluso -. Finora 18 entità sono state coinvolte in questo ambito, ma servono più partner dal mondo. L'ultimo obiettivo è rafforzare le esercitazioni per prepararsi a situazioni di emergenza". Diverse agenzie spaziali, la Nasa e l’Esa in primis, hanno dato inizio a una settimana di simulazioni per capire cosa accadrebbe al mondo nel caso in cui un asteroide entrasse in rotta di collisione con il nostro Pianeta.

La simulazione
Nel corso dell’evento, ribattezzato Planetary Defense Conference (PDC), verrà condotta la simulazione dell’impatto di un asteroide (del diametro compreso tra i 100 e i 300 metri) che arriverà nel nostro sistema tra otto anni esatti, il 29 aprile 2027. Nello scenario predisposto per questa occasione, l’asteroide chiamato simbolicamente 2019 PDC viene individuato il 26 marzo del 2019. Le chance che possa impattare con la Terra sono inizialmente basse (appena 1 su 50.000), ma nell'arco di poche settimane il rischio di collisione viene fatto salire (a 1 su 100). Giunti a questo margine di rischio le agenzie internazionali dovrebbero dare un allarme planetario e le organizzazioni governative dovranno incontrarsi per trovare delle possibili risposte alla minaccia.

Prove generali anti Armageddon
Sarà un momento estremamente delicato perché verranno messi alla prova i sistemi di comunicazione tra osservatori, agenzie spaziali, enti per la gestione delle emergenze, decisori politici e cittadini, e non si potranno fare errori. Nel corso delle prove generali anti Armageddon le agenzie dovranno anche capire quale sarà il “corridoio di rischio”, ossia la linea di transito dell’asteroide. Si simuleranno aggiornamenti in tempo reale e si dovranno fare riunioni giornaliere, mettendo sul tavolo strategie capaci di distruggere o quantomeno deviare la roccia spaziale. E nel caso in cui ciò non fosse possibile? Se non ci fosse modo di evitare lo schianto i vari governi dovranno attivarsi per mettere in salvo quante più vite possibili, preparandosi al peggio con i soccorsi post-disastro.

Ma per il momento la Terra è al sicuro
La simulazione può essere seguita dagli utenti tramite internet. Sull'account Twitter di @esaoperations e sul Rocket Science blog dell'Agenzia Spaziale Europea. La traiettoria orbitale di 2019 PDC si trova invece sul sito del Center for Near-Earth Object Studies della NASA (CNEOS). In conclusione è giusto dire che ciò che gli scienziati stanno simulando è un evento che si verifica raramente. Piccoli asteroidi entrano in collisione con la Terra quotidianamente, ma finiscono col disintegrarsi nella densa atmosfera. Altri più grandi possono superare tale barriera ma, quasi sempre, finiscono in mare o in aree desertiche. Ciò non significa tuttavia che possiamo trascurare il rischio, e se non si vuol fare la fine dei dinosauri è bene tentare di prepararsi al peggio.
(fonte tiscali)

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