RISCHIO BOMBA DEMOGRAFICA: TRA 80 ANNI SULLA TERRA 11 MILIARDI DI PERSONE

Secondo i dati dello World Population Prospects 2019, si arriverà da 7,7 miliardi di persone a 9,7 miliardi già nel 2050. La popolazione urbana passerà da 746 milioni del 1950 a 6 miliardi. Quali le conseguenze?

Attualmente sulla Terra si contano 7,7 miliardi di persone. Nei prossimi anni le cose sono però destinate a cambiare drasticamente. Secondo recenti studi, nel 2050 la popolazione globale raggiungerà i 9,7 miliardi, mentre nel 2100 saremo quasi  11 miliardi. Crescerà notevolmente, inoltre, la popolazione urbana che - alla metà di questo secolo  - equivarrà  a quella presente complessivamente sul nostro pianeta nei primi anni del 2000.

La crescita degli umani - stando ai dati forniti dallo World Population Prospects 2019 elaborato dalle Nazioni Unite che tiene conto della popolazione mondiale dal 1950 ad oggi, con le proiezioni al 2100 - è insomma impressionante e, per certi versi, preoccupante. Quella demografica potrebbe rappresentare una vera bomba destinata a creare seri problemi se non ci sarà una gestione “intelligente” dello sviluppo economico-ambientale, delle risorse dell’umanità e delle dinamiche geo-politiche.

L’aumento demografico mondiale in ogni caso è stato sconvolgente. Basti pensare che intorno al 1750, periodo della Rivoluzione industriale, si stimava a livello planetario un numero complessivo di non più di 800 milioni di abitanti. I terrestri si sono quindi decuplicati e il loro numero continua a crescere a un tasso di 83 milioni di persone per anno.

La popolazione urbana
Sono cresciute di numero alla stessa maniera le persone che abitano nelle grandi città. La popolazione urbana (da contrapporre a quella rurale) è infatti passata da 746 milioni di abitanti del 1950 ai 4 miliardi del 2014. Ormai oltre la metà della popolazione mondiale (circa il 55%), risiede nelle metropoli ed il trend, come avvenuto negli ultimi decenni, è destinato ad aumentare. Il ritmo di crescita porta a credere che aumenterà di altri 2,5 miliardi nel 2050, attestandosi di conseguenza al di sopra dei 6 miliardi. In tal modo la popolazione residente nei centri urbani equivarrà all’intera popolazione che la Terra aveva nel 2002.

In linea di massima la considerazione fondamentale da fare, in base alle proiezioni del Prospects 2019, è che la popolazione del nostro Pianeta continua a levitare vertiginosamente, anche se i ritmi sono diversi a seconda dei Paesi e delle aree geografiche.

I Paesi che cresceranno di più
Quali i Paesi che cresceranno di più? In particolare vanno citati i big 9, i nove Paesi che daranno luogo – secondo le previsioni – a più della metà della popolazione globale entro il 2050. Si tratta, in ordine di incremento decrescente, di India, Nigeria, Pakistan, Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Repubblica Unita di Tanzania, Indonesia, Egitto e Stati Uniti d’America.

Con aumenti complessivi molto rilevanti in territori definiti. Per esempio l’Africa subsahariana, che allo stato attuale conta 1 miliardo e 66 milioni di persone, giungerà a contarne nel 2050 2 miliardi e 118 milioni.

Questa devastante tendenza alla crescita della popolazione mondiale porta inevitabilmente a porsi delle domande. E’ ancora valido, per esempio, l’allarme lanciato una cinquantina di anni fa dal fortunato libro di Paul Ehrlich “The Population Bomb”, che vaticinava un futuro di catastrofi per la Terra a causa della crescita esponenziale del genere umano?

Il grido di allarme di Ehrlich
Ehrlich, insigne studioso dell'Università di Stanford (California), divenuto famoso proprio grazie a questa sua pubblicazione, riteneva che il mondo fosse alle soglie di una crisi irreversibile e catastrofica: con la crescita enorme della popolazione ci si sarebbe trovati, insomma, sull’orlo del baratro perché a un certo punto non ci sarebbe stato, prima di tutto, cibo sufficiente per tutti.

Le previsioni del Bestseller dal tono catastrofista per fortuna non si sono (almeno per ora) avverate, ma sono nate in compenso nuove preoccupazioni. Al centro della ribalta sono balzati i cambiamenti climatici, il surriscaldamento, l’intervento deleterio che l’uomo compie sull’ambiente e le grandi differenze in questa problematica tra Nord e Sud del mondo. Basti pensare che le circa 500mila persone più ricche (il 7 per cento della popolazione globale) sarebbero responsabili di metà delle emissioni di anidride carbonica. Viceversa il 50 per cento della popolazione più povera contribuirebbe solo per il 7 per cento.

Non siamo certo fuori pericolo
Insomma il Pianeta non è del tutto fuori pericolo, ed anche se i problemi maggiori sono altri il tema del numero crescente degli abitanti della Terra finisce ancora con l’essere attuale. Cosa si può fare allora? Forse basterebbe - come sostiene qualcuno - incrementare l’educazione e l’indipendenza economica delle donne e delle popolazioni in modo da realizzare un miglior controllo delle nascite. Oltre a favorire, ovviamente, idonee politiche economico-ambientali dalle positive ricadute sociali a livello globale.

Da questo punto di vista, quando si parla di ambiente, esiste tuttavia anche una responsabilità individuale che passa per le scelte di ognuno di noi. Scelte che potrebbero avere un certo peso. Secondo una ricerca della University of British Columbia (Canada), per esempio, per ridurre i gas serra nell’atmosfera sarebbe importante rinunciare all’uso dell’auto. Significherebbe evitare l’immissione di 2,4 tonnellate di anidride carbonica a testa ogni anno. Mentre evitare per quanto possibile i viaggi aerei significherebbe risparmiare al pianeta 1,6 tonnellate per ogni viaggio trans-continentale andata e ritorno. E avere un figlio in meno inciderebbe riducendo di 58 tonnellate a testa l’anidride carbonica. Ma com'è intuibile qui il discorso si fa abbastanza complesso.

Non basta in ogni caso - come si fa nei Paesi maggiormente sviluppati – riciclare i rifiuti o usare elettrodomestici che consumano meno energia. E’ vero infatti che in certi luoghi del mondo le condizioni economiche e culturali in cui uno nasce influiscono sulla natalità, ed è altrettanto vero che non tutti hanno la possibilità di rinunciare all’automobile o di evitare l’aereo facendosi dare un passaggio in barca a vela dal principe di Monaco, ma una maggior attenzione e un maggiore sforzo da parte di ognuno sarebbe sicuramente utile alla causa ambientale, e in definitiva alla nostra naturale sopravvivenza.  Come lo sarebbe una maggior presa di coscienza sulla necessità di modificare i meccanismi economici basati unicamente sullo sfruttamento delle risorse e il consumismo sfrenato che tante gravi conseguenze comportano.
(fonte tiscali)

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